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SORA, ECCO IL TALENTO POLIEDRICO DI MARCO VICINI LA ROCCA

SORA, ECCO IL TALENTO POLIEDRICO DI MARCO VICINI LA ROCCA

feb 11 2020

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA. A cuore aperto, l’artista di origini colombiane si racconta a La Voce del Nisseno. Fiero dichiara: “Nonno è stato e sempre rimarrà il pilastro della mia vita, in tutti i campi” 

 
 

Un giovane pieno di talento: Marco Vicini La Rocca. Anzi, un giovane ricco di talenti. Poliedrico e sensibile, si racconta a cuore aperto a La Voce del Nisseno. Risponde a tutte le nostre domande. Con dovizia di particolari. Generosamente. Ci parla del suo grande successo radiofonico legato al singolo “Imagine” con testo d‘autore, del celeberrimo Gino Paoli. Ci parla del brano inedito “I Love Jesus”.

“L’ho deliberatamente scelta per presentarla a Sanremo giovani 2020. È una canzone che si discosta molto dall’attuale richiesta discografica. Mi ha colpito per le tematiche cristiane riviste in chiave molto moderna, anche grazie all’arrangiamento attuale e coinvolgente del M° Marco Petriaggi e di Antonio Decimo”, confida al nostro microfono. E poi ci parla del mitico brano “Parlami d’amore Mariù”, dal sound moderno ed accattivante. Canzone dedicata al famoso concittadino Vittorio De Sica, celebre regista, e alla sua Sora, città d’adozione.

Abbiamo in comune, con Marco Vicini La Rocca, una grande amicizia. Una persona speciale: Rosalba Di Vona. Dice: “Parlare di Rosalba è come parlare della mia madre artistica perché è proprio grazie a lei che sin da piccolo ho curato le mie velleità artistiche, iniziando dal ballo Latino Americano e caraibico, continuando con la poesia e per finire stimolando la mia passione per la pittura”. Leggendo questa lunga e piacevole conversazione, troverete un sacco di preziose informazioni legate a questo giovane e brillante artista.

Marco Vicini La Rocca ha origini colombiane. Venne adottato da una famiglia italiana a due mesi. A microfoni spenti, mi racconta che dopo aver attraversato un periodo difficile e buio della sua vita ha, tenacemente, cercato sé stesso. Inizialmente dedicandosi alla scrittura, ottenendo vari riconoscimenti non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Vanta anche una prestigiosa premiazione presso il Campidoglio e al “Centro Europeo di Toscolano” (CET), conoscendo personalmente il grande Mogol.

Laureando in Psicologia Applicata all’Università dell’Aquila, questo giovane ha inoltre doti pittoriche e ama suonare il sax contralto. Improvvisamente, due anni addietro, si sono aperte, per lui, pure le porte di Area Sanremo. Ha partecipato al programma televisivo “All Together Now”, su Canale 5, condotto da Michelle Hunziker e J-Ax. Teneramente, infine, ci parla di suo nonno, della forza che deriva da lui. “Nonno è stato e sempre rimarrà il pilastro della mia vita, in tutti i campi, sia a livello spirituale, psicologico che umano - conclude Marco Vicini La Rocca -. È soprattutto grazie a lui che ho superato un brutto momento della mia vita, mi ha dato la forza di reagire e soprattutto di credere in me stesso”.

 
 

“I Love Jesus” è la tua canzone inedita, fresca di uscita. Ce ne parliSì, è la mia inedita alla quale sono molto legato, poiché l’ho deliberatamente scelta per presentarla a Sanremo giovani 2020. È una canzone che si discosta molto dall’attuale richiesta discografica. Mi ha colpito per le tematiche cristiane riviste in chiave molto moderna, anche grazie all’arrangiamento attuale e coinvolgente del M° Marco Petriaggi e di Antonio Decimo.

Prima c’era stato un grande successo radiofonico, ovvero il singolo “Imagine”. Con un testo d’autore: è così?

Sì, vero. Imagine è stato il mio primo singolo ed ha riscontrato un notevole successo radiofonico. È comunque stata una scelta rischiosa, perché andava a misurarsi con una delle più importanti canzoni della musica mondiale, l’indimenticabile John Lennon, ma grazie ad un testo congeniale del mitico Gino Paoli ho ricevuto i migliori complimenti dagli ascoltatori, ottenendo così ottime visualizzazioni.

Marco, tu sei la nuova promessa della canzone italiana. Quando nasce la tua passione per il canto?

Grazie, ma questi per me sono i primi gradini di una lunga salita da scalare. Ho iniziato dapprima come musicista suonando il sax contralto, e la mia carriera da cantante meno di tre anni fa. Non sapevo di saper cantare e tanto meno di essere così apprezzato. Per questo sarò sempre grato al “lavoro” dapprima di musicoterapia e poi di vocal coach della Maestra Maria Teresa Reale dell’Accademia “Come d’Incanto di Sora”.

Sei supportato da due preziosi professionisti. Ci parli del tuo produttore artistico e di chi si occupa della tua supervisione artistica?

Molto volentieri, mi sento onorato di collaborare con professionisti di alto calibro, come il mio produttore artistico Marco Petriaggi che è compositore, autore, arrangiatore e direttore d’orchestra ed ha scritto e arrangiato per grandi nomi della musica italiana ed internazionale, come Dionne Warwick (zia di Witney Huston), Vittorio Gassman, Mietta, Amedeo Minghi, Luisa Corna, Melissa Gaynor, Carlo Verdone, Pippo Franco, Giorgia… insomma, la lista è decisamente lunga, mi fermo qui. Per quanto riguarda la supervisione artistica ho il piacere di essere seguito dal famoso Maestro Adriano Pennino che, anche quest’anno, ha partecipato alla manifestazione canora di Sanremo. 

 
 

Sora è la tua città d’adozione. So che la tua versione moderna di “Parlami d’amore Mariù” è dedicata a questa ridente cittadina e non solo: confermi?

Dici bene. Sono stato adottato all’età di due mesi da una famiglia sorana, e sono nato a Bucaramanga in Colombia e, proprio perché, sono stato ben accolto da questa bellissima cittadina situata in un’adorabile conca degli Appennini, ho voluto dedicarle questa famosa canzone scritta dal poliedrico regista concittadino Vittorio De Sica. E’ una rivisitazione molto passionale arrangiata in chiave lounge e già molto apprezzata tanto da essere stata scelta come colonna sonora di un documentario dedicato a Vittorio De Sica.

Tempo addietro hai ottenuto una prestigiosa e importante premiazione presso il Centro Europeo di Toscolano (CET). Come ricordi quella tua esperienza?

E’ stato sorprendente trovarsi circondato da artisti che provenivano da tutta Italia. La sensazione che avvertivo era quella di respirare appieno la musica, sentirne l’essenza e sapere di esserne coinvolti. Il primo impatto lo si avverte appena si entra nella villa accolti dalle musiche di Mogol e Battisti. E’ stato indescrivibile il momento in cui sono stato premiato direttamente dal grande Mogol per un testo da me scritto, ed ancora oggi al solo pensiero ne sento le vibrazioni. Il giorno successivo ho avuto l’onore di assistere alla sua lezione, ha dato un forte imput alla mia coscienza artistica.

Dunque hai conosciuto personalmente il grande Mogol. Quale ricordo ti porti nel cuore?

Nonostante la sua età ciò che davvero mi ha colpito è stata la sua personalità di un’ironia pungente e sagace, quando ci parlava della storia dei suoi testi: come ad esempio, il brano di “Oro” cantato da Mango, in cui lui esorta la donna a contenersi senza dover essere tanto esplicita, perché desiderava almeno poterla corteggiare un po'.

A cuore libero, parlami della tua passione per la pittura e della mia cara amica Rosalba Di Vona: va bene?

Parlare di Rosalba è come parlare della mia madre artistica perché è proprio grazie a lei che sin da piccolo ho curato le mie velleità artistiche, iniziando dal ballo Latino Americano e caraibico, continuando con la poesia e per finire stimolando la mia passione per la pittura. Grazie alla sua Associazione Culturale PERARTE ho avuto la possibilità di imparare direttamente dal Maestro Vico Calabrò, la tecnica dell’affresco così come insegnava il Michelangelo Buonarroti. In pratica sono cresciuto artisticamente e umanamente grazie alla sua ala protettrice.

Per non farti mancare nulla, suoni il sax contralto e canti. L’avevi appena accennato. È così, vero?

Confermo, ho suonato per ben dodici anni il sax contralto in un coro gospel e mi piacerebbe appunto far coincidere il canto e lo strumento, poiché sono due differenti tecniche di respirazione ed è abbastanza difficile applicarle contemporaneamente.

Sei laureando in Psicologia Applicata. Come riesci a gestire i tuoi numerosi impegni?

Nonostante mi manchino pochissimi esami alla laurea, per ora ho congelato la carriera universitaria per dedicarmi al canto, ma spero il più presto possibile di concluderla.

Ci sono due tappe importanti. La prima è quella di Area Sanremo dello scorso anno. Ce ne parli?

Proprio al CET di Mogol, mentre cantavo “Somewhere over the rainbow”, accompagnato al pianoforte da un giovane, i numerosi artisti presenti si incuriosirono e si avvicinarono per ascoltarmi. Il giorno successivo mi scambiai i contatti col pianista e mentre tornavo a casa rimasi incredulo scoprendo chi fosse in realtà: un maestro d’orchestra e che era autore di ben dodici brani di Renato Zero. Da lì è nata appunto la collaborazione inaspettata con il Maestro Danilo Riccardi. Dapprima ho superato le selezioni come finalista nazionale di area Sanremo 2018, scelto dal direttore dell’Associazione dell’orchestra sinfonica di Sanremo Maurizio Caridi, e poi è iniziata l’avventura a Sanremo dove ho proposto un brano inedito scritto dal Riccardi.

L’altra tappa è riferita alla trasmissione televisiva “All Together Now”. Mi racconti quest’altra esperienza?

All Together Now, è stata una rivincita inaspettata poiché non sapevo assolutamente all’inizio di essermi presentato a dei provini per una trasmissione televisiva. Ho superato solamente due selezione e nell’ultima, mi ha deliberatamente scelto lo stesso regista della trasmissione Roberto Cenci, che mi ha voluto nella terza puntata. E’ stata anche questa un’esperienza allo stesso tempo adrenalinica e formativa, poiché non ero ancora pronto ai ritmi veloci del mondo dello spettacolo. Ho legato tantissimo con gli altri concorrenti tanto che si è creata in quei giorni una sorta di famiglia. Ringrazio ancora Cenci e gli autori Maria Grazia Giacente e Gianluca Giorgi e tutto lo staff per avermi scelto e seguito durante la registrazioni, ma in particolar modo la conduttrice Michelle Hunziker per i complimenti che mi ha rilasciato.

Per te, una figura importante e centrale - nella tua vita - è tuo nonno materno. Com’era nonno Vincenzo?

Nonno è stato e sempre rimarrà il pilastro della mia vita, in tutti i campi, sia a livello spirituale, psicologico che umano. E’ soprattutto grazie a lui che ho superato un brutto momento della mia vita, mi ha dato la forza di reagire e soprattutto di credere in me stesso. E’ stata una figura fondamentale per tutta la nostra famiglia. Ricordo ancora le lunghe passeggiate in montagna e le nostre chiacchierate sul senso della vita che mi hanno forgiato e mi accompagneranno per sempre. Un giorno scriverò un libro che parlerà di noi, ma soprattutto della sua filosofia dell’essere con gli altri.

Hai preso il cognome per onorarne la memoria, vero?

Ho combattuto per ben due anni tra andirivieni al Prefetto e finalmente ho ottenuto il riconoscimento del suo cognome “La Rocca” riempiendo di orgoglio l’intera famiglia, essendo il primo maggiorenne e adottato che si è fatto riconoscere il cognome del nonno materno nella mia città. Credo che io sia uno dei rari casi dell’intera nazione ad averlo fatto.

Qual è, degli altri, la canzone che ami cantare e perché?

Sono tante, ma prediligo il genere jazz. Le canzoni nelle quali mi rispecchio di più sono “Smile” di Charlie Chaplin e “Imagine” di John Lennon. Due canzoni con tematiche simili che incitano ad una visione positiva della vita.

Qual è il tuo miglior pregio?

Il mio miglior pregio è anche il mio peggior difetto, quello di essere troppo sensibile.

A quali valori credi?

Credo nella forza dell’amore come medicina di tutti i mali. Dai miei studi di psicologia ho dedotto che l’arma vincente per un elisir di lunga vita sia l’ottimismo.

Cosa ami leggere?

Amo leggere romanzi d’avventura come il Conte di Montecristo, riviste storiche e scientifiche, e di economia, ma preferisco le poesie.

Hai la possibilità di consegnare un messaggio ai giovani: cosa gli diresti? 

Prima di tutto di apprendere da chi ci ha preceduto e dalla Storia. Non smettere di essere curiosi, perché la curiosità è linfa vitale dell’uomo, e mai mollare. Infatti il mio motto è Never Give Up.

MICHELE BRUCCHERI