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A FINE MESE ESCE IL LIBRO “MALURNIA” DELL’AUTRICE PUGLIESE LUIGINA PARISI

A FINE MESE ESCE IL LIBRO “MALURNIA” DELL’AUTRICE PUGLIESE LUIGINA PARISI

feb 10 2020

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA. “In questi racconti – dichiara – ho cercato di portare alla luce le ombre che tutti gli animi si portano dietro”. In primavera, pubblicherà anche il romanzo d’esordio 

 
 

 

Entro fine mese, la sua “creatura” - intitolata “Malurnia” - emetterà i primi vagiti. In pratica, avverrà proprio nel “giorno della premiazione a Milano”, spiega alla versione online de La Voce del Nisseno che ha avuto il piacere d’intervistarla. “Questo progetto editoriale è nato come premio per la vittoria ex aequo nella sezione narrativa ottenuta al Clepsamia 2019”, sottolinea la delicata e sensibile autrice pugliese.

 

Tra due settimane, Luigina Parisi (classe 1963) festeggerà il suo compleanno. Febbraio, per lei, dunque, sarà – è – un mese speciale e da scolpire nel cuore. E nella mente. Laurea in Scienze Biologiche presso l’Università di Bari, evidenzia: “In questi racconti ho cercato di portare alla luce le ombre che tutti gli animi, ma ancor di più quelli maggiormente sensibili, si portano dietro; siamo fatti di luce e di ombra e accettare questo ci fa vivere con più serenità. Il messaggio che mi piacerebbe potesse passare è questo: accettarsi e accettare l’altro coi pregi e difetti, con i lati positivi, socialmente gradevoli, e con quelli più profondi e segreti, e a volte scomodi”.

 

Si racconta e racconta con dolcezza e sincerità, Luigina Parisi. Illumina il buio, la sua scrittura è avvolgente. Per lei, la poesia è preziosa (“non so se saprei vivere senza poesia”, ammette con candore al nostro microfono). E sui giovani, afferma: “Hanno tutto a loro disposizione e non sempre gli strumenti giusti per saperlo usare”. In poche parole, descrive icasticamente un mondo variegato e complesso. Ha vinto alcuni premi che, sicuramente, le hanno fornito forza e coraggio per andare avanti. E non a caso, sta lavorando laboriosamente al suo romanzo d’esordio. Dovrebbe essere pubblicato in primavera.

 

“Posso dire - conclude la scrittrice puglise - che tratta di un rapporto virtuale tra una ragazza e un uomo, capitato per uno strano caso della vita. I due protagonisti si raccontano facendoci entrare nelle loro storie. Ho grande entusiasmo per quest’ultimo lavoro”. Per saperne di più su Luigina Parisi, leggete questa piacevole chiacchierata. Dove emerge tutta la sua limpidezza e profondità, la sua delicata sensibilità e naturale solarità. 

 

“Malurmia” è una raccolta di racconti a tua firma. Qual è il “succo” di questo progetto editoriale?

Questo progetto editoriale è nato come premio per la vittoria ex aequo nella sezione narrativa ottenuta al Clepsamia 2019, un concorso letterario organizzato da VJ Edizioni. Avevo dei racconti mai pubblicati scritti in varie epoche, uno addirittura ai tempi dell’Università, altri recenti. Con l’occasione li ho ripresi e rivisti; ne ho scritti degli altri che avessero in comune con questi lo stesso sottofondo ombroso.

 
 

 

È un termine dialettale del Salento, “maliurna”. Cosa significa?

Malurmia è il termine dialettale salentino che la tradizione affibbia a chi vaga da un posto all’altro senza requie come un’anima in pena. In taluni casi è usato con accezione negativa come ombra malvagia, appunto mal’ombra, ma io qui lo uso quasi con tenerezza, per indicare quella parte presente in ognuno di noi che non ama il sole, rappresentata dalle inquietudini. Per me conoscere veramente qualcuno significa conoscerne l’ombra, oltre l’aspetto luminoso, che è quello più costruito.

Morale della favola, con questo tuo libro quale messaggio intendi trasmettere agli altri?

In questi racconti ho cercato di portare alla luce le ombre che tutti gli animi, ma ancor di più quelli maggiormente sensibili, si portano dietro; siamo fatti di luce e di ombra e accettare questo ci fa vivere con più serenità. Il messaggio che mi piacerebbe potesse passare è questo: accettarsi e accettare l’altro coi pregi e difetti, con i lati positivi, socialmente gradevoli, e con quelli più profondi e segreti, e a volte scomodi. Diversi sono i temi trattati, l’emozione e le paure del primo amore, la violenza sulle donne, le incomprensioni di coppia, l’inatteso che arriva, l’eutanasia...

Dove presenterai il tuo libro? Qual è la reazione del pubblico e dei lettori, ad oggi?

Il mio libro Malurmia è in stampa, dovrebbe essere pronto entro il 29 febbraio, giorno della premiazione a Milano. Le prime reazioni per ora sono di curiosità, suscitata soprattutto dal titolo inusuale e forse dalla lettura del racconto vincitore già presente online.

Dove si troverà il tuo libro per acquistarlo?

Il libro Malurmia per ora si può ordinare sul sito di VJ Edizioni, in promozione a 9 euro senza spese di spedizione.

Quando hai iniziato a scrivere versi?

Ho cominciato ad apprezzare e poi ad amare la poesia in terza media, studiando i poeti come Ungaretti, Montale e Quasimodo; invece i miei primi versi risalgono agli anni del Liceo, ma erano versi tenuti rigorosamente segreti. Intanto cresceva il mio amore per la poesia leggendo Neruda soprattutto, Emily Dickinson, Saba e molti altri, ma restando sempre molto ancorata ad Ungaretti. Non so se saprei vivere senza poesia; leggerla per me vuol dire far emergere la parte migliore di me, scriverla invece… te lo posso dire con una mia poesia?

 

Assolutamente sì. Grazie.

Poesia è dire senza dire,

è nascondere dietro le parole,

tra gli spazi vuoti di una pausa,

immaginare.

Poesia è far mancare un respiro,

solo uno, un palpito di cuore,

poesia è trovare una strada

tra l’Anima e l’Amore,

quello grande universale.

È far supporre,

far provare una emozione,

è una veste da indossare

e portare sulla pelle

nel sorriso,

nel dolore. 

 
 

 

So che il 2018, per te, è stato un anno importante. Hai vinto diversi premi. È così?

Sì, nel 2018 ho cominciato ad aprire la mia poesia agli altri; l’ho fatto partecipando a concorsi da cui ho tratto molta soddisfazione grazie anche alla possibilità che si ha in questi casi di conoscere persone fantastiche che sanno fare cultura nel mio territorio. Ho iniziato col Premio Vitruvio dove mi sono classificata seconda nella sezione Armi di Pace con la poesia Nonostante. Sempre nel 2018 sono arrivati altri due riconoscimenti, uno al Concorso Seclì in versi dove ho ottenuto il primo posto con la poesia Se mi dici ti amo, e una menzione di merito al concorso nazionale La marineria del Salento con la poesia Nostalgia.

Ma anche lo scorso anno è stato positivo. “Mi fidavo di te” ti ha regalato ulteriori soddisfazioni. Ci spieghi perché?

Certo, anche il 2019 è stato un anno importante per la mia poesia. Sempre al Premio Vitruvio 2019 mi sono classificata terza con la poesia Mi fidavo di te; l’ho scritta con le lacrime. Le parole sono nate da sole di fronte alla foto della bambina morta annegata mentre insieme al suo papà cercavano di raggiungere dal Messico gli Stati Uniti.

La svolta avviene sempre nel 2019, allorché vinci un concorso prestigioso. Confermi?

Nel 2019 ho partecipato a un bellissimo concorso “Arte Musa Ut Pictura Poësis scrivi un quadro d’autore”, dove è stato chiesto ai poeti di confrontarsi con alcuni quadri d’autore e lasciarsi ispirare. È nata così la mia poesia Gennaio, che è tra le mie preferite.

Chi sono i tuoi autori prediletti? Cosa ami leggere, abitualmente?

Io leggo moltissimo e leggo un po’ di tutto, ma soprattutto romanzi alternati con dei saggi. Amo particolarmente Grossman e Erri De Luca, Eco dell’Isola del Giorno prima, i primi libri di Isabelle Allende, Saramago, ultimamente mi sono appassionata alla letteratura americana di Faulkner, Steinbeck, mi piace molto l’islandese Stefanssonn; ovviamente a questi autori sono arrivata dopo aver letto molto i classici italiani durante la mia giovinezza.

So che hai anche insegnato. Come “vedi” i giovani?

Sì, ho insegnato diversi anni; è stato un bel periodo della mia vita. Mi piaceva stare coi ragazzi e respirare le loro inquietudini, che sono poi quelle che fanno crescere. Ho preso molto da loro, e spero che in loro sia rimasto un buon ricordo di me. Il mondo in cui vivono oggi è più complesso rispetto a quello in cui abbiamo vissuto noi i nostri anni di formazione. Hanno tutto a loro disposizione e non sempre gli strumenti giusti per saperlo usare.

Qual è la tua principale virtù?

La mia virtù? Sono una persona vera, che non ama la falsità negli altri e quando la incontra ci sta male.

 
 

Qual è il tuo peggior difetto?

Il mio difetto è che continuo a fidarmi di tutti. Inoltre sono molto disordinata negli entusiasmi, nel senso che fatico a darmi i tempi giusti quando un’idea invade gli spazi della mia vita quotidiana.

A quali valori credi?

Il valore supremo per me è la famiglia, alla quale ho dedicato molto. Sono convinta che è da lì che bisogna partire per migliorare la società in cui viviamo.

Che genere di musica ascolti, usualmente?

La musica mi accompagna sempre durante il giorno; cambio genere frequentemente in base all’umore. Alcuni giorni mi piace ascoltare musica strumentale, chitarra o piano, altri musica italiana o inglese, altri ancora musica soul.

So che stai lavorando al tuo romanzo d’esordio. Cosa puoi anticiparci?

Sì, è quasi pronto, dovrebbe uscire in primavera, edito da Musicaos Editore. Mantengo il riserbo sul titolo, però posso dire che tratta di un rapporto virtuale tra una ragazza e un uomo, capitato per uno strano caso della vita. I due protagonisti si raccontano facendoci entrare nelle loro storie. Ho grande entusiasmo per quest’ultimo lavoro; spero che possa essere accolto con piacere e forse con un pizzico di stupore.

MICHELE BRUCCHERI