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SAN CATALDO, ECCO “IL MONTE DELLE GIARE” DEL CARABINIERE-SCRITTORE SALVATORE DE PAOLA

SAN CATALDO, ECCO “IL MONTE DELLE GIARE” DEL CARABINIERE-SCRITTORE SALVATORE DE PAOLA

dic 01 2019

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA. Un romanzo pluripremiato, di grande successo a livello nazionale. Sta lavorando ad altri libri e al soggetto cinematografico. Ama dipingere e la musica 

 
 Salvatore De Paola e il primo premio a Roma

 

Con eleganza e profondità, Salvatore De Paola – scrittore di enorme talento – illustra il suo nuovo romanzo: “Il Monte delle Giare” (casa editrice Vertigo). Oltre cinquecento pagine di notevole coinvolgimento emotivo e narrativo. Un libro che ha già ottenuto prestigiosi premi: dapprima a Roma e poi a Giardini Naxos. Precedentemente anche in altre località italiane. “Un meraviglioso primo premio ottenuto nel rinomato Concorso Letterario Nazionale ‘Caterina Martinelli’ di Roma - dichiara visibilmente soddisfatto l’autore siciliano -. Il romanzo è stato scelto tra gli oltre 100 in gara, a dimostrazione del fatto che non si tratta soltanto di una storia ‘locale’, ma che può, anzi, riscuotere ampi consensi a livello nazionale”.

 

Un thriller storico avvincente e intrigante, mozzafiato e al cardiopalma. È ambientato “per la maggior parte nel nostro amato territorio, che ho avuto il piacere di omaggiare facendo delle accurate ricerche storiche - racconta a La Voce del Nisseno (versione online) -. La parte moderna corre veloce tra le contrade, le strade, i vicoli e le chiese, comprese quelle sconsacrate, di San Cataldo e di Caltanissetta. Memorabili sono ad esempio i capitoli ambientati all’interno della Chiesa Madre di San Cataldo e nel cimitero monumentale di Caltanissetta, ai piedi di quel che rimane dell’antico castello di Pietrarossa”.

 

Anche il libro d’esordio, anni addietro, gli ha regalato rotonde soddisfazioni. Ci riferiamo al romanzo storico dal titolo “I Poveri di Cristo”. Salvatore De Paola, il carabiniere-scrittore sancataldese, 44 anni, è una preziosa risorsa culturale del territorio, una grande promessa della letteratura. Ha già inanellato numerosi successi, dimostrando chiaramente un innato talento narrativo. L’appuntato scelto dell’Arma dei Carabinieri, nei pochi ritagli di tempo libero, si dedica alacremente al nuovo romanzo. “Ho cominciato a scrivere il terzo romanzo, sarà ambientato all’Avana, Cuba. Ma continuano a stuzzicarmi alcune idee per il quarto, nel quale prevedo un ritorno di Salvatore Mondello”, anticipa al nostro microfono.

 

“Comincerò a scrivere il Soggetto cinematografico per entrambi i romanzi - conclude -. Un film ambientato nelle nostre strade e nelle nostre città? Sarebbe un grande sogno che potrebbe anche portare maggiore visibilità al nostro entroterra, così bello, ma spesso dimenticato o persino sconosciuto”. Indubbiamente l’ambizioso proposito di Salvatore De Paola sarebbe una ghiotta opportunità per questo lembo di terra, sovente bistrattato. In questa lunga e piacevole chiacchierata, il carabiniere-scrittore – a cuore aperto – svela passioni e interessi. Ama dipingere e la musica. Per saziare la vostra sana curiosità, basta semplicemente leggere questa bella intervista.

 

“Il Monte delle Giare” è la tua ultima fatica letteraria. Di cosa si occupa questo romanzo che è un thriller storico?

Pur rientrando, per genere, tra i cosiddetti “Thriller storici”, possiamo definire il romanzo come un’accurata indagine moderna i quali risvolti hanno spesso radici in un passato lontano e, nello stesso tempo, concreto e dal peso storico assai rilevante. Salvatore Mondello, protagonista indiscusso dell’intera storia, a causa di uno stupido battibecco avuto con un giovane pregiudicato, reo di avere violentato e ucciso una bambina di sette anni, si ritroverà pian piano ad abbandonare il solco delle certezze di un’indagine convenzionale ormai archiviata da anni, fino a rimetterla interamente in discussione e farla divenire propria. Nessuno gli darà credito, rischierà di essere estromesso dall’Arma dei Carabinieri per riportare alla luce una verità assai scomoda e lontana…

 

Prosegui…

Verità che sia in Sicilia sia in Egitto aveva portato a una serie di atroci delitti perpetrati con modalità particolari e diverse, segno di una diversa matrice: un antico rituale toglieva la vita ad alcune giovani donne, mentre il corpo esanime degli uomini veniva trovato con un taglio netto e profondo dietro la nuca. Mondello ripercorrerà vicende storiche che vanno indietro nel tempo, fino ad arrivare ai musulmani della conquista siciliana e agli ebrei al loro seguito; alla setta ebraica estremista dei Sicarii e a quella pacifica e ascetica degli Esseni di Qumran, entrambe esistenti al tempo di Gesù Cristo e, andando ancora più indietro, fino ad arrivare nell’epoca in cui visse il faraone Akhenaton, unico monarca d’Egitto ad aver creduto in un solo dio, ancor prima dell’Esodo di Mosè e almeno 500 anni prima che cominciasse la stesura della Bibbia.

 
 Lo scrittore Salvatore De Paola e Giuseppe Manitta

 

Interessante, intrigante…

Pertanto il protagonista metterà a repentaglio la propria carriera, la propria vita e persino quella degli amici a lui più cari, per tentare di ripercorrere una lunghissima linea temporale che abbraccia un periodo che supera i 3000 anni.

 

Dove è ambientato?

Per la maggior parte nel nostro amato territorio, che ho avuto il piacere di omaggiare facendo delle accurate ricerche storiche. La parte moderna corre veloce tra le contrade, le strade, i vicoli e le chiese, comprese quelle sconsacrate, di San Cataldo e di Caltanissetta. Memorabili sono ad esempio i capitoli ambientati all’interno della Chiesa Madre di San Cataldo e nel cimitero monumentale di Caltanissetta, ai piedi di quel che rimane dell’antico castello di Pietrarossa. Per il protagonista, ad esempio, è di fondamentale importanza scoprire gli stretti legami tra la maggiore delle chiese sancataldesi e il duomo di Catania, entrambi luoghi di culto ricostruiti dal Vescovo di Catania Pietro Galletti, fratello del Principe di San Cataldo Giuseppe. Vescovo che aveva anche fatto erigere quella che oggi è divenuta il simbolo della città di Catania: la Fontana dell’Elefante, sulla quale schiena si erge ancora un obelisco egizio dal forte simbolismo tuttora visibile.

 

Di grande interesse. Continua.

Interessanti sono i riferimenti a tutte quelle contrade e a quelle alture che richiamano il nostro passato musulmano e, in parte, quello ebraico. Il monte Babbaurra, ad esempio, dall’arabo Bab al Hurriyya, la Porta della Libertà;  la contrada Favarella, da fawwarah, la fonte ribollente; la contrada Gebbie, dall’arabo gabiyah, vasca o cisterna; la contrada Gaddira, da Ghadir, lo stagno; il monte Taborre – sul quale si staglia la Torre Civica di San Cataldo – di un’altezza quasi identica al suo omonimo in Galilea: il Tabor; il monte Gabbara, che richiama l’omonima battaglia combattuta in terra di Galilea tra ebrei e romani, narrata da Giuseppe Flavio nelle Guerre Giudaiche.

 

Vai avanti con la tua narrazione per i nostri lettori digitali.

In Egitto, la parte fondamentale è ambientata nel cuore della città del Cairo (fondata da Jawhar al Siqilli, ovvero Jawhar il Siciliano!) dove, come in una piccola Gerusalemme, le tre grandi religioni monoteiste si incontrano. È lì che comincia il romanzo, nel luogo mistico che uno dei personaggi minori percorrerà, trovandosi, nel corso di poche decine di metri, al cospetto dell’antica sinagoga Ben Ezra, della chiesa cristiano-copta di Abu Sergha e della moschea di Amr. La parte storica vede invece come luoghi fondamentali l’antica Qal’at an-nisa; l’antica Galwaliyah, identificabile con il territorio dell’odierna San Cataldo e l’antica Qasr Yani, l’odierna Enna, inespugnabile fortezza costata ai musulmani più di trent’anni di assedio e un minimo di otto sanguinose battaglie. 

 
 La copertina del suo secondo romanzo

 

Completiamo questo puzzle storico?

Al di fuori della nostra Sicilia la parte storica vede, come teatri principali, l’Egitto di Akhenaton, dei sacerdoti che lo hanno portato alla morte dopo soli 17 anni di regno, e di Mosè, principe Egizio che farà suoi i principi fondamentali delle dottrine del faraone eretico, per consegnarli a un nuovo popolo ed esportarli in una nuova terra. Terra che successivamente vedrà le cruente battaglie tra le legioni romane e le comunità ebraiche, con la successiva distruzione di Qumran, di Gerusalemme e di Masada. I primi ebrei sbarcati in Sicilia provenivano proprio da questi scenari.

       

Intanto, il libro ti ha regalato delle pregevoli soddisfazioni. Ci parli del riconoscimento ottenuto a Roma?

Credo che tre anni e mezzo di lavoro siano stati ripagati con la più bella delle soddisfazioni. Un meraviglioso primo premio ottenuto nel rinomato Concorso Letterario Nazionale “Caterina Martinelli” di Roma. Il romanzo è stato scelto tra gli oltre 100 in gara, a dimostrazione del fatto che non si tratta soltanto di una storia “locale”, ma che può, anzi, riscuotere ampi consensi a livello nazionale. E sapere che un romanzo ambientato nella nostra terra e nelle strade che calpestiamo tutti i giorni può ottenere simili riscontri in tutta Italia mi riempie di orgoglio. L’emozione, durante la cerimonia di premiazione che si è tenuta sabato 26 ottobre, per me è stata grandissima. Non ti nego che parlare dinanzi ai presenti non mi è stato affatto facile.

 

Ma anche nella nostra Sicilia hai ottenuto qualcosa: è così?

Dopo la premiazione a Roma sono tornato subito in Sicilia. Il giorno dopo, il 27 ottobre, ho presenziato alla cerimonia di premiazione del Concorso Internazionale “Poesia, prosa e arti figurative - Il Convivio 2019” di Giardini Naxos, dove mi è stata consegnata la “Segnalazione di Merito – Libro Edito di Narrativa”. Questa volta la giuria, valutando ben 1061 opere comprendenti tutte le categorie e includendo lavori di autori stranieri, oltre ai tre premi del podio, ha inquadrato una rosa di cinque finalisti, nella quale il mio romanzo è stato inserito.

 

Tuttavia, in precedenza ci sono stati altri importanti riconoscimenti. Dove?

Le prime soddisfazioni sono arrivate ad appena qualche mese dall’uscita. Il romanzo ha infatti ottenuto il “Premio Libri a tema storico” al Concorso Internazionale Michelangelo Buonarroti di Forte dei Marmi (Lucca) e la “Menzione d’Onore Libro”, premio unico assegnato, al Concorso Letterario “Holmes Awards 2019” di Napoli. Concorso, tra l’altro, dedicato proprio al genere in questione.

 

Hai in programma delle presentazioni?

Ne ho già fatte due, una delle quali a San Gregorio di Catania, con uno sfondo davvero unico. Ho avuto il piacere di incontrare i lettori con la preziosa collaborazione dell’associazione di ricostruzione storica “Antico Mondo”, i quali membri, per l’occasione, si sono presentati indossando abiti e armature romane, impersonando ancelle e militari della Legio XV Apollinaris, che ha partecipato alla distruzione di Gerusalemme. Aneddoto ben spiegato nel romanzo. Ad ogni modo ci sono in programma altre presentazioni simili e altre attività che interessano da vicino il romanzo.         

 

Chi vuole acquistare il tuo libro, dove potrà trovarlo?

Grazie alla distribuzione capillare affidata alla Messaggerie Libri (il più grande distributore italiano di libri) lo si può trovare oppure ordinare con facilità in tutte le librerie d’Italia, comprese le maggiori librerie on-line, anche in versione digitale adatta a tutti i dispositivi in commercio. Il romanzo, fortemente voluto dalla Casa Editrice come “titolo di punta”, è stato lanciato mediante molteplici attività mediatiche che trasformano il classico libro cartaceo in un prodotto all’avanguardia. Basti pensare ai due “QR Code”, i Codici a Barre Bidimensionali, apposti sul retro di copertina, che consentono l’immediato accesso all’anteprima del libro e al Booktrailer.

 

Qualche anno addietro hai pubblicato un altro fortunato libro. Un romanzo storico dal titolo “I Poveri di Cristo”. Qual è il “succo”?

Il Salvatore Mondello protagonista del romanzo “Il Monte delle Giare”, nel mio primo libro “I Poveri di Cristo” è un bambino. Un piccolo siciliano costretto, sul finire degli anni ’80, a trasferirsi al nord a causa dei problemi economici subiti dalla sua famiglia. Erano gli anni in cui la mafia aveva messo le radici in Lombardia ed era l’estate della terribile alluvione della Valtellina. A causa della misteriosa scomparsa di un bambino della sua età, prende piede una serrata indagine che si divide in due, condotta da un lato dai carabinieri di un piccolo paese di montagna e dall’altro da uno stralunato trentenne coadiuvato dal piccolo Mondello e da due suoi amici, che, ti assicuro, ne combineranno di tutti i colori…

 

Continua.

Pian piano emergeranno fatti concreti legati alla storia di quella valle alpina, un tempo meta di eretici e di poveracci scampati al giogo dell’Inquisizione cattolica. Un bel salto indietro, sino a ritrovarci al cospetto degli adoratori della dea Diana, il quale culto venne sostituito con quello alla Madonna; dinanzi ai roghi accesi da un’Inquisizione che tacciava di eresia chiunque le andasse contro; dinanzi alla caccia alle streghe e a quello che venne definito il “Sacro Macello di Valtellina” e, punto cruciale dell’intero romanzo, dinanzi ai Pauperes Christi, i Poveri di Cristo guidati dall’eresiarca fra Dolcino da Novara: movimento eretico interamente sterminato dall’Inquisizione, su espressa richiesta del Papa, nel 1307. La giusta definizione del romanzo è racchiusa nella frase riportata sul retro: “Comincia come un libro per ragazzi, si evolve come un thriller, diventa un giallo storico”.  

 

Anche per questa tua “creatura” non sono mancati i premi e i riconoscimenti. Ce li ricordi?

Con grande piacere. Da esordiente non mi sarei mai sognato di essere premiato in ben otto Concorsi Letterari di sei regioni italiane diverse. Il romanzo è stato premiato per tre volte in Toscana (Arezzo, Forte dei Marmi e Massa Carrara), e poi in Lombardia (Milano), Veneto (Rovigo), Lazio (Roma), Campania (Napoli) e Sicilia (Partinico).

 

Quando hai scoperto la tua passione per la scrittura?

Ho sempre avuto questa passione, sin dalle scuole medie. Pur non amando, come quasi tutti i bambini, le regole grammaticali, ricordo che riuscivo bene nella stesura di temi di qualsiasi genere, arrivando a scrivere, a volte, quello che non sarei riuscito ad esprimere conversando. Oltre alla corretta acquisizione di quelle odiate regole, chi ama scrivere deve anche essere dotato di una spiccata fantasia, di una sana curiosità, della capacità di rendere omogenei argomenti assai diversi, e di infinita pazienza. Mi piace paragonare la passione per la scrittura ad una ricetta culinaria. Non importa quanti ingredienti tu possa avere dinanzi, se non riesci poi a dosarli nella giusta quantità e nel momento opportuno.

 

Tu sei un carabiniere. Sovente impegnato. Quando trovi il tempo per pensare e scrivere?

Non è affatto facile. Tra l’altro il genere che amo scrivere richiede parecchio tempo (tre anni per “I Poveri di Cristo” e 3 anni e mezzo per “Il Monte delle Giare”), tra ricerche storiche, ricerche sul campo, studio di diversi libri, scrittura, rilettura...

 

Ma…

Ma il riscontro positivo dei lettori mi invoglia ad andare avanti e a fare sempre meglio. Ad ogni modo, le attività da mettere in atto per scrivere un romanzo sono molteplici e non tutte richiedono necessariamente tempo e particolare concentrazione. È fondamentale, ad esempio, mettere subito nero su bianco qualsiasi idea che meriti poi di essere sviluppata in futuro. Per far questo a volte bastano due righe scritte su un qualsiasi pezzo di carta. È la scrittura ad aver bisogno di maggior cura, impegno e tempo. Le passioni richiedono anche alcune rinunce e io sono ben disposto a farle…      

 

So anche che ami dipingere: è vero?

Sì, anche se il problema è sempre lo stesso: la mancanza di tempo. Dipingere mette in corpo tanta serenità ma, come dicevo prima, a qualcosa bisogna pur rinunciare. Posso assicurarti, però, che la scrittura riesce a dare delle emozioni incredibili. E quando le tue emozioni vengono condivise dagli altri ogni cosa si amplifica a dismisura.

 

Qual è il tuo genere pittorico?

Tra gli altri, ho dipinto alcuni temi egiziani e alcuni volti in chiaro-scuro. Non riuscirei, e questo è un mio limite, a dipingere qualcosa di astratto. Non mi darebbe la stessa emozione provata nell’osservare una particolare espressione degli occhi, una ruga sul volto, una vena che sembra pulsare, il risvolto di un indumento…

 

Per non farti mancare nulla, suoni anche un paio di strumenti. Quando nasce il tuo interesse per tromba e sassofono tenore?

Suono la tromba sin da quando avevo 12 anni. Ho sempre amato la potenza di quello strumento squillante e versatile. Avrei voluto fare il conservatorio, ma a volte la vita percorre vie assai diverse. L’amore per il sax tenore è nato invece quando cominciai ad ascoltare alcune interpretazioni musicali di Fausto Papetti. Il suono di quel sax vellutato, morbido, sensuale, era diventato una calamita per me.

 

Chi sono i tuoi scrittori preferiti?

Leggo molto, ma non credo di avere uno scrittore preferito. Il modo di scrivere di Andrea Cammilleri e di Dan Brown, ad esempio, è totalmente diverso, eppure li leggo e li adoro entrambi. Le mie letture sono assai varie, dalla letteratura francese a quella inglese, da Umberto Eco alla Fallaci e tanto altro, ma non possono mancare i libri a tema storico, quelli sulle religioni del mondo o quelli assai particolari, come gli scritti del Marchese De Sade, di Bartolomé de las Casas o il Malleus Maleficarum, tra gli altri.  

 

Qual è il libro di altri che avresti voluto scrivere e perché?

“Il Nome della Rosa” di Umberto Eco. Perché aprire quel libro è come dischiudere una porta nella quale il lettore si sente obbligato ad entrare, per immergersi a capofitto in un mondo che nessun mezzo, se non la scrittura coadiuvata dalla mente, può farti vedere.

 

Dicevamo della tua passione per le note. Abitualmente che musica preferisci ascoltare?

Ho sempre avuto, sin da piccolo, una spiccata curiosità musicale. Elencare tutti i generi che amo ascoltare sarebbe forse impossibile, pensa che custodisco gelosamente una collezione di circa 300 cd musicali. A volte passo con disinvoltura dal Requiem di Mozart alla tromba di Louis Armstrong, dal Buenavista Social Club alla musica Country, dalla Cumbia alla Bossa Nova, da Notre dame de Paris di Cocciante a Vasco Rossi, da Chris Rea ai modernissimi Imagine Dragons, e tanto altro…

 

Ma…

Ma metto in testa alla mia classifica personale quella che ritengo musica immortale, intramontabile, sempre attuale e amata da un minimo di tre generazioni diverse: Pink Floyd, Eagles e Dire Straits. Chi ha letto entrambi i romanzi sa bene che tutte le pagine, dalla prima all’ultima, sono legate da un sottofondo musicale. Un filo unico, a volte malinconico, triste, a volte spensierato e allegro, a volte di spavento. E ti assicuro che mettere nero su bianco qualcosa che invece andrebbe ascoltato è un’impresa assai ardua.

 

Ti credo.

Credo che alcuni esempi rendano meglio l’idea. Nel romanzo “I Poveri di Cristo”, con la musica sinfonica suonata da una banda di paese, registrata su una vecchia e stonata musicassetta, Giuseppe Guarnera faceva rivivere il suo piccolo Alfredo – ucciso per errore nel corso di un agguato mafioso, mentre stringeva ancora tra le mani il suo sassofono contralto – nel cuore e nella mente, trasformando ogni triste pensiero in musica; Salvatore Mondello, ne “Il Monte delle Giare” ha impostato la suoneria del suo cellulare con le quattro note fondamentali dell’intramontabile Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd; nell’uscire da un luogo tanto bello quanto inquietante, la villa lussuosa di un uomo ambiguo, Mondello riporta alla mente l’ultima frase di Hotel California, degli Eagles, prima dell’inizio di uno degli assoli di chitarra più famosi al mondo: “Puoi pagare quando vuoi, ma non potrai più uscire da qui!”

    

Quali sono i tuoi prossimi progetti culturali?

Ho cominciato a scrivere il terzo romanzo, sarà ambientato all’Avana, Cuba. Ma continuano a stuzzicarmi alcune idee per il quarto, nel quale prevedo un ritorno di Salvatore Mondello. Con grande piacere ho scoperto che i lettori amano questo personaggio, per la sua genuinità, la sua semplicità. Mondello è la persona che potremmo trovarci dinanzi nel nostro vivere quotidiano o nella quale potremmo riconoscere noi stessi. Amore e passione, sbagli e rimorsi, ottime intuizioni e un grande cuore. Nel frattempo comincerò a scrivere il Soggetto cinematografico per entrambi i romanzi. Un film ambientato nelle nostre strade e nelle nostre città? Sarebbe un grande sogno che potrebbe anche portare maggiore visibilità al nostro entroterra, così bello, ma spesso dimenticato o persino sconosciuto.

 

MICHELE BRUCCHERI