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GIUSY BROGNA: “LA FRATERNITÀ NON È UN SOGNO O UN’UTOPIA, MA REALTÀ”

GIUSY BROGNA: “LA FRATERNITÀ NON È UN SOGNO O UN’UTOPIA, MA REALTÀ”

nov 30 2019

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA. Recentemente la professoressa catanese ha relazionato a Caltanissetta nel convegno “Promuovere l’unità e la carità… tra i popoli”. Eccola al nostro microfono 

 
 La professoressa Giusy Brogna

 

“Lavoriamo insieme sulla via del dialogo, per testimoniare che la fraternità non è un sogno o un’utopia ma realtà”. A dichiararlo a La Voce del Nisseno (versione online) è la professoressa catanese Giusy Brogna. E aggiunge: “Convegni come questo, il dialogo della vita ma anche quello teologico, istituzionale fra capi religiosi è importantissimo. Occorre infatti dare testimonianza di ciò in cui crediamo e cioè la pace e la fraternità a tutti i livelli”.

 

Recentemente, infatti, ha partecipato come relatrice al meeting – presso il Museo Diocesano – intitolato “Promuovere l’unità e la carità… tra i popoli (da Nostra aetate)”. Il convegno è stato promosso dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro - Delegazione di Caltanissetta in collaborazione con la diocesi nissena. “È fondamentale lavorare in sinergia con tutti gli enti deputati alla costruzione del bene sociale - dichiara al nostro periodico d’informazione -. Le agenzie educative hanno un ruolo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni e senz’altro educare alla carità, alla solidarietà, all’accoglienza sarebbe un dovere”.

 

Giusy Brogna, laureata in Lettere moderne presso l’Università di Catania, vanta un master in Filosofia e Teologia delle Religioni conseguito presso l’Istituto Teologico di Lugano, in Svizzera. È anche membro della Consulta nazionale e del tavolo Islamo-Cristiano dell'UNEDI (CEI), nonché coordinatrice della rete per il dialogo tra cristiani e musulmani del Movimento dei Focolari in Italia. Eccola ospite de La Voce del Nisseno (versione web).

 

Nei giorni scorsi, a Caltanissetta, c’è stato un importante meeting culturale dal titolo “Promuovere l’unità e la carità… tra i popoli”. Qual è stato il suo intervento?

Il mio intervento è stato un tentativo di rispondere al titolo del convegno e cioè come promuovere l’unità e la carità fra i popoli. L’ho fatto basandomi, in una prima parte, sulla Dichiarazione conciliare Nostra Aetate ma non solo, anche su altri documenti della Chiesa.

 

E nella seconda parte?

Nella seconda parte con delle esperienze di dialogo sia personale, come la mia esperienza in Egitto e poi di ritorno l’esperienza che facciamo nella città Catania come Movimento dei Focolari assieme ad altre realtà cattoliche con fratelli di altre religioni: islam, buddismo, induismo, Ba’ai e anche con l’esperienza di dialogo che si vive in Terra Santa fra le tre religioni monoteiste. Questo proprio per dimostrare come la via del dialogo della vita sia sempre percorribile dagli uomini di buona volontà.

 

Nel suo cuore, professoressa Brogna, che esperienza si porta da Caltanissetta?

Mi sembra di poter dire che sia stata un’esperienza di Chiesa comunione, il saluto del Vescovo S.E Monsignor Russotto, l’introduzione del professore Crispino Sanfilippo, l’accoglienza di Giovanni Virone e degli appartenenti all’Ordine del Santo Sepolcro è stata squisita. La sala è stata molto partecipe e si sentiva l’interesse di tutti verso l’argomento del dialogo interreligioso, la gente si è fermata alla fine per fare altre domande, scambiare opinioni. Mi sono sentita a casa con fratelli e sorelle che lavorano nella Chiesa e per la Chiesa. Ringrazio veramente tutti per questa possibilità che mi è stata data di vivere questo momento nel seminario di Caltanissetta.

 

Attualmente viviamo una stagione oscura dell’odio. Quali sono, a suo avviso, le principali terapie per debellare questo cancro sociale e culturale?

E’ vero, viviamo una stagione di odio alimentato da forze oscure con interessi economici e di potere che vanno oltre ogni nostra immaginazione. Esso si alimenta a volte anche attraverso i media, vedi le minacce alla senatrice Liliana Segre, l’insofferenza nei confronti dei migranti, dei Rom, del diverso, dello straniero… Mi verrebbe d’istinto da risponderle che l’unica vera terapia all’odio sia l’amore ed è così, soprattutto per noi cristiani e in generale per gli uomini di fede ma questo amore si deve declinare in azioni concrete nel campo dell’accoglienza, della solidarietà, della cultura, della fratellanza…

 

Continui…

Nella Dichiarazione sulla Fratellanza umana firmata da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Ahzar, è scritto infatti che la fratellanza è: “lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini”. La Chiesa cattolica e non solo è impegnata in tantissime iniziative sui fronti sopra elencati ma io penso che fra le vie maestre da percorrere per debellare l’odio vi siano il dialogo e la cultura.

 

Convegni come questo posso aiutare?

Convegni come questo, il dialogo della vita ma anche quello teologico, istituzionale fra capi religiosi è importantissimo. Occorre infatti dare testimonianza di ciò in cui crediamo e cioè la pace e la fraternità a tutti i livelli. Occorre questa testimonianza, come tanti di coloro impegnati nel dialogo già fanno, portarla nelle scuole, far crescere nelle nuove generazioni il senso della ricchezza e della bellezza della diversità, sradicare la paura, i condizionamenti, i pregiudizi che vengono loro inculcati da più parti. E’ necessario elaborare culturalmente queste idee perché possano essere studiate e conosciute da più persone possibili anche nel futuro.

 

 

Tra le varie agenzie educative e formative, ma anche tra le diverse istituzioni, c’è uno scollamento. Non sempre si interviene in favore della carità. Quale potrebbe essere la soluzione efficace per migliorare su questo fronte?

Certo questo “scollamento” a volte esiste, mentre è fondamentale lavorare in sinergia con tutti gli enti deputati alla costruzione del bene sociale. Le agenzie educative hanno un ruolo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni e senz’altro educare alla carità, alla solidarietà, all’accoglienza sarebbe un dovere ma non sempre l’interesse si focalizza su queste realtà, forse perché a volte lo scollamento è con la vita reale.

 

Per sensibilizzare cosa andrebbe fatto?

La sensibilizzazione su questi argomenti parte anche dalle istituzioni e dalla politica del momento, come abbiamo visto anche nel nostro Paese, è proprio necessario una presa di coscienza, forse anche noi cattolici, cristiani dovremmo fare di più, testimoniare di più. Io insegno in un istituto tecnico industriale e qualcosa facciamo su questo versante: incontri con la Croce Rossa, con altri enti, alcuni dei miei alunni sono impegnati nel volontariato a vari livelli ma penso che dovremmo fare ancora di più e fare lavorare concretamente di più i ragazzi per rendere normale questo tipo d’impegno.

 

Lei fa parte della Consulta nazionale e del tavolo Islamo-Cristiano dell'UNEDI (CEI) ed è anche coordinatrice della rete per il dialogo tra cristiani e musulmani del Movimento dei Focolari in Italia. Dal suo “osservatorio” privilegiato, che situazione si vive oggi?

Oggi viviamo una situazione sicuramente difficile ma in cui ci sono dei semi di speranza. Non possiamo nascondere che il mondo stia vivendo un tempo pieno di sfide: il terrorismo, le guerre, le disuguaglianze sociali, la povertà, l’inquinamento, la convivenza nelle grandi città di persone appartenenti a religioni, razze, culture diverse ci mette ogni giorno alla prova, perché l’integrazione non è mai scontata. Prima parlavamo di stagione dell’odio ed è vero. Penso che dobbiamo ammettere che la perdita di valori etici, religiosi, l’egoismo e il materialismo hanno reso la coscienza dell’uomo moderno “anestetizzata”, come dice Papa Francesco, nei confronti della sofferenza, dell’ingiustizia, del dolore del prossimo vicino o lontano. E nello stesso tempo l’uomo oggi è alla ricerca disperata di senso, di spiritualità, di verità, di unità e proprio da questo penso nasca la speranza di cambiamento.

 

Bisogna lavorare sinergicamente insieme, dunque.

La Chiesa cattolica con tutti gli organismi deputati, il Movimento dei Focolari, Sant’Egidio e altri insieme alle persone di altre chiese e religioni diverse, lavoriamo insieme sulla via del dialogo, per testimoniare che la fraternità non è un sogno o un’utopia ma realtà in quanto da anni insieme facciamo questa esperienza d’unità non solo nei convegni ma soprattutto nella vita quotidiana, nel lavorare insieme per i più bisognosi, nel costruire ponti di pace fra uomini e popoli.

 

MICHELE BRUCCHERI