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ARRIVA A PALAZZO MONTECITORIO IN ESPOSIZIONE A ROMA “LA VUCCIRIA” DI RENATO GUTTUSO

ARRIVA A PALAZZO MONTECITORIO IN ESPOSIZIONE A ROMA “LA VUCCIRIA” DI RENATO GUTTUSO

nov 27 2019

di SILVANA LAZZARINO – ARTE. Da venerdì prossimo e sino a metà gennaio. Un grande dipinto ad olio del celebre artista siciliano. L’opera restituisce una scena vivace del mercato di Palermo 

 
 

Il celebre dipinto di Renato Guttuso “La Vucciria” esposto nel Complesso Monumentale del Palazzo Chiaromonte – Steri sede del Rettorato dell’Università di Palermo, sarà a Roma da venerdì 29 novembre negli spazi della prestigiosa sala della Lupa di Palazzo Montecitorio sede della Camera dei Deputati dove resterà visibile al pubblico ad ingresso libero fino al 12 gennaio 2020. Promossa dall’Università degli Studi di Palermo e dalla Fondazione Sicilia, l’esposizione del noto dipinto, oltre a significare un importante momento di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale siciliano rappresenta l’inizio di un ciclo di appuntamenti che renderanno protagoniste anche le altre regioni italiane.

Realizzato nel 1974 nel vivo della maturità artistica da Guttuso, questo grande dipinto ad olio su tela di 3 metri, dove è raffigurata una scena del mercato a Palermo vivace e movimentata, descritta con forte realismo fu donato dallo stesso autore all’Università di Palermo, dove è normalmente esposto presso la sede istituzionale di Palazzo Chiaramonte-Steri. Tra bancarelle di prodotti, venditori, spicca la figura di una donna al centro della scena che si muove lungo l’unico pezzetto di strada presente nel dipinto il cui spazio accoglie le cassette di pesci e crostacei a sinistra, dal marmo, dove il pescivendolo mette in bella mostra le teste dei pescispada, fino alle casse di frutta e verdura che circondano i passanti, compresa la macelleria con il realismo crudo delle carni appese sugli uncini da carnezziere.

Innanzi a questa opera, considerata la più celebre di Guttuso, dal forte realismo, lo spettatore viene come immerso entro una scena quotidiana legata ad uno dei quattro più famosi mercati storici di Palermo, resa con un segno incisivo e colori decisi che sembrano restituire i profumi di quei prodotti tipici tra frutta e verdura esposti sulle bancarelle, e allo stesso tempo intendono far percepire quelle atmosfere fatte di vocio e cantilena quasi araba dei vanniaturi. È proprio al senso di confusione, dato da quella struttura labirintica in cui si muovono e gesticolano persone, e dove si sovrappongono voci fino a confondersi, che fa riferimento il titolo dell’opera Vucciria. Esso infatti è un termine che deriva dal francese boucherie, in italiano macelleria, poi italianizzato in bocceria e infine sicilianizzato, tanto da essere utilizzato oggi con il significato di confusione. Non a caso il mercato palermitano ricorda molto i suk, mercati nati dalla cultura degli arabi organizzati in corporazioni. La Sicilia tra il IX e il X secolo venne dominata dagli Arabi.

L’opera colpisce per la forza descrittiva, la dinamica dei gesti, passi, movimenti continui della gente che si incontra e si sfiora in questo spazio vivace del mercato fatto di colori, suoni e frastuoni, le cui voci e odori sembrano uscire fuori dal dipinto. Oltre alla figura femminile in primo piano si intravedono dodici figure che animano la vita quotidiana di uno dei luoghi più rappresentativi di Palermo. 

 
 

Il dinamismo compositivo viene accentuato dall’asimmetria degli elementi, bilanciati dalla cura negli accostamenti cromatici “la cui forza espressiva di matrice mediterranea restituisce la vivacità del luogo e delle singole forme”. Guttuso realizzò questo capolavoro a partire da alcune fotografie scattate sia da lui, sia dall’amico Ninni Mitico per restituire una visione del mercato “immersiva” proprio come esso appariva quando ancora era talmente vivo e brulicante da dare vita ad un noto detto popolare: “quannu s’asciucano i balate r’a Vucciria” espressione che stava ad indicare “un’incrollabile fiducia nella longevità dei mercati storici palermitani”.

Con l’occasione i visitatori potranno anche ammirare due capolavori di Guttuso esposti in questo spazio per la prima volta: “il Cristo deriso”, 1938 ed i Carrettieri siciliani”, 1946, appartenenti alle Collezioni della Camera dei Deputati.

SILVANA LAZZARINO