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“IL SONNO DELLA RAGIONE” DI MAVIE CAROLINA PARISI ESPLORA IL RAPPORTO TRA TERAPEUTA E PAZIENTE

“IL SONNO DELLA RAGIONE” DI MAVIE CAROLINA PARISI ESPLORA IL RAPPORTO TRA TERAPEUTA E PAZIENTE

nov 09 2019

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA. Ha già pubblicato cinque libri. Di grande successo. E diversi sono i premi ottenuti. Biologa e docente, ama enormemente la scrittura

 
 La scrittrice Mavie Carolina Parisi

 

Mavie Carolina Parisi è autrice di cinque libri. Scrive in maniera elegante e garbata, con uno stile limpido ed efficace. La sua ultima creatura è “Il sonno della ragione”. In pratica, con questo libro si occupa del peculiare rapporto che si instaura tra terapeuta e paziente. A La Voce del Nisseno (versione online), infatti, spiega: “Attraverso queste storie di donne cerco sempre di inserire temi trasversali e universali. In questo caso ad esempio indago sull’efficacia della psicanalisi e su quanto sia importante l’atteggiamento del paziente nel processo di miglioramento della propria qualità di vita”.

 

Autrice pluripremiata, nativa di Enna, vive a Catania. Ama da sempre la scrittura. E con le sue parole, esplora l’anima e la mente. Con acutezza e bravura. Biologa, con un prestigioso curriculum da ricercatrice negli Usa, è docente. Insegna Matematica e Scienze in una scuola media. Ama leggere smisuratamente. I suoi racconti sono pubblicati in diverse antologie. Ha vinto vari premi che, ovviamente, sono “carburante” per un autore. Sono quei riconoscimenti che danno, inevitabilmente, ulteriore forza e slancio. Per andare avanti con entusiasmo.

 

Mavie Carolina Parisi ha pubblicato, nel 2009, il romanzo “E sono creta che muta”. A distanza di tre anni dal libro d’esordio, nel 2012 ha dato alle stampe il noir “Quando una donna”. Due anni dopo, nel 2014, sarà poi il turno del romanzo “Dentro due valigie rosse”. Nel biennio successivo, nel 2016, per Algra Editore, nella collana Fiori Blu, pubblica la raccolta di racconti “I caratteri dell’alfabeto”. Ottiene anche una menzione al Premio Città di Cattolica. Due anni fa, inoltre, ha tenuto un interessante corso di scrittura creativa presso la scuola di lingua italiana del Mills College di San Francisco.   

 

Nel tuo libro “Il sonno della ragione” di cui è protagonista ancora una volta una donna di cosa si parla?

E’ la storia di una donna, infatti, ma attraverso queste storie di donne cerco sempre di inserire temi trasversali e universali. In questo caso ad esempio indago sull’efficacia della psicanalisi e su quanto sia importante l’atteggiamento del paziente nel processo di miglioramento della propria qualità di vita. E non a caso non la chiamo guarigione.

 

Rebecca, ad un certo punto, si rivolge ad uno psicanalista, infatti. Perché?

In parte l’ho già detto, era importante per me introdurre il tema della psicoterapia, compresi gli intricati rapporti tra paziente e terapeuta. Inoltre col pretesto delle sedute sono riuscita anche a ricostruire la vita di Rebecca. 

 
 La copertina del libro

 

Cosa scopre?

E’ proprio questo il punto. Scopre solo quello che Rebecca decide di fargli scoprire, convinta com’è di poter influenzare e condurre le sedute come vuole lei? O comunque il terapeuta riesce a districarsi tra il detto e il non detto? E tutto ciò, dipende dall’abilità del terapeuta o sono processi che comunque prendono certi sentieri obbligati? Come vedi la tua domanda ne crea altre, alle quali tento di rispondere, e non sempre ci riesco perché non è sempre possibile, all’interno del romanzo.

 

Hai avuto diverse presentazioni del tuo libro. Qual è stata la reazione dei lettori?

Sì, ho presentato il libro a Catania, Siracusa, Enna, Caltanissetta e fra non molto lo presenterò a Trecastagni. Durante le presentazioni la discussione è stata vivace, e questo è già un successo. Inoltre, il feedback dei lettori da cui l’ho avuto è stato molto positivo.

 

Infatti, anche a Caltanissetta, tempo addietro, l’hai presentato al pubblico. Quale ricordo porti nel cuore e nella mente?

Intanto il ricordo di una libreria accogliente e moderna e di un libraio, il signor Montana, gentilissimo. Ricordo le parole di chi mi ha accompagnato durante il colloquio con i lettori, Pietro Milano, parole erudite e competenti, ma anche amichevoli e le colorate e colorite letture della bravissima Salvina Fama. E poi il calore del pubblico che, a onor del vero, contava molti amici e parenti, ma non solo.

 

Cosa hai pubblicato in passato?

Ho pubblicato altri romanzi, una raccolta di racconti e numerosi racconti su varie antologie. I romanzi sono “E sono Creta che Muta”, “Quando una Donna”, “Dentro due valigie rosse”, la raccolta di racconti ha come titolo “I Caratteri dell’Alfabeto”. 

 
 Mavie Carolina Parisi

 

Dopo il tuo romanzo “E sono creta che muta”, nel 2012 pubblichi un noir. Ce ne parli?

Sì, “Quando una Donna”. E’ stato un libro che mi ha dato molte soddisfazioni. Forse il più premiato tra i miei libri. Non a caso venuto dopo “E Sono Creta che Muta”, romanzo in cui il monologo interiore e quindi l’introspezione la facevano da padroni, ho voluto cimentarmi con una trama forte. Com’è tipico del noir, l’argomento è disturbante. Infatti, contrariamente al giallo vero e proprio in cui in generale si svolge un’indagine tesa a smascherare un colpevole, nel noir quello che conta è soprattutto l’atmosfera all’interno della quale si svolge la vita dei personaggi e che in genere tende più a dare domande che risposte.

 

Due anni dopo, è il turno del romanzo “Dentro due valigie rosse”. Di cosa si tratta?

In questo romanzo, sempre attraverso le incursioni dentro la vita di due donne, due sorelle, racconto un matrimonio o più che altro una separazione. L’idea parte da una domanda che mi sono sempre fatta. Se un divorzio nasce dal desiderio di interrompere una situazione di conflitto, perché è proprio dopo il divorzio che si generano i conflitti più aspri?

 

Poi arriva la raccolta di racconti “I caratteri dell’alfabeto”. Con una preziosa menzione a Cattolica. È così?

Sì, ha ottenuto una menzione speciale al Premio Città di Cattolica. Si tratta di 21 racconti che narrano la storia di 21 personaggi, uno per ogni lettera dell’alfabeto dunque il sostantivo carattere viene usato con la doppia accezione di personalità e segno dell’alfabeto.

Hai ottenuto diversi premi importanti, prestigiosi primi posti. Quali ricordi con maggiore soddisfazione?

Ricordo con grande gioia il secondo posto ottenuto al prestigioso premio Antonio Aniante per “Quando una Donna” e il primo posto al premio letterario di Calabria e Basilicata per “Dentro due Valigie Rosse”.

Tu sei una biologa. Con un master in biochimica. Quanto è importante la tua formazione scientifica nelle parole che poi scrivi?

Ognuno usa gli strumenti che possiede, e ciò è particolarmente vero per il lessico e per le metafore che riesci a costruire. E poi, come dice un mio caro amico scrittore: “Quando si costruisce un romanzo, non si butta via niente”.

A tal proposito, so che hai tenuto anche un corso di scrittura creativa. Dove?

Sì. Infatti, ho tenuto parecchi corsi di scrittura creativa e ricordo con particolare orgoglio un corso tenuto a Roma per l’associazione culturale Il Simposio e uno tenuto al Mills College di San Francisco, esperienza che spero di ripetere al più presto. Devo ammettere che in questi corsi è più quello che ricevo che quello che do perché conosco molte persone interessanti.

La tua passione per la letteratura è smisurata. Chi sono i tuoi autori prediletti?

Essendo un’onnivora della lettura spazio dai classici sia italiani che stranieri alla letteratura contemporanea, soprattutto anglosassone.

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

“Rumore Bianco” di Don DeLillo.

Ti descrivi con tre aggettivi?

Questa domanda la salterei volentieri dato che è molto difficile. Non ho intenzione di usare aggettivi negativi e se ne uso di positivi rischio di passare per una che si autoincensa. Pertanto permettimi di sorvolare.

Quali sono i tuoi valori irrinunciabili?

Amore, libertà e dignità. Tre cose che sono più legate di quanto si pensi.

Al termine della nostra lunga chiacchierata, quale messaggio consegni ai giovani?  

Ai giovani lascerò forse un messaggio quando sarò molto più vecchia. Per ora, nonostante gli anni siano un bel mucchietto, sono ancora alla ricerca di qualcuno che consegni dei messaggi a me. Scherzi a parte credo che il mio messaggio sia racchiuso proprio tra i miei valori irrinunciabili.

MICHELE BRUCCHERI