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ANTICHE MELODIE E CANTI INTENSI IN “ANCIENT AND TRADITIONAL SONGS & OTHER”

ANTICHE MELODIE E CANTI INTENSI IN “ANCIENT AND TRADITIONAL SONGS & OTHER”

ott 10 2019

di DANIELA VELLANI – LA RECENSIONE. Ideatore del progetto è un eccellente musicista napoletano: Enrico Del Gaudio. Un cd del 2007 assai peculiare e di grande spessore culturale 

 
 

 

Un intrigante viaggio attraverso antiche melodie e canti intensi, profondi, intrisi di storie e storia della tradizione mediterranea, accompagnato da improvvisazioni jazz raffinate e variegate: è “Ancient and traditional songs & other”. Ideatore del progetto, eccellente e unico, è un musicista napoletano straordinario e talentuoso: Enrico Del Gaudio.

 

Registrato presso e con Banderumorose a Napoli ed uscito in edizioni limitate, l’album è uno scrigno prezioso di cultura, frutto di sperimentazione, ricerca delle tradizioni musicali e filologiche.

Si tratta di un lavoro che risale al 2007 ma che, per la sua peculiarità e lo spessore culturale, va al di là del tempo e ogni volta che viene riproposto emoziona e arricchisce il pubblico. Echeggiamenti barocchi, melodie di villanelle, mediterranei canti ancestrali a carattere regionale e tarante risalenti al XIV e al XV secolo, contaminati egregiamente dal miglior jazz, sfociano in una narrazione musicale suggestiva. Questa, espressa in luoghi maliosi e affascinanti con un pizzico di mistero, trova la sua naturale e giusta dimensione come è successo qualche mese fa in una gremita Cappella di San Severo a Napoli.

 

I canti, rigorosamente in vernacolo, sono interpretati con trasporto e in modo viscerale. Pino De Vittorio con la sua voce, dal timbro profondo e fortemente espressivo, ne tesse le storie e con la sua narrazione melodica rende partecipe chi ascolta. Assieme a lui, un ensemble di musicisti dall’indiscussa professionalità e bravura, in un interplay sinergico e proficuo, unisce antiche melodie e jazz moderno, con una fusione di passato e presente che si proietta avveniristicamente verso il futuro: Giulio Martino al sax, Lello Petrarca al piano, Gianfranco Campagnoli al flicorno, Antonello Capone al fagotto, Antonello Paliotti alla chitarra battente, Aldo Vigorito, Daniele Esposito e Marco De Tilla al contrabbasso e naturalmente Enrico Del Gaudio alla batteria.

 
 

 

L’album si apre e si chiude col jazz: il prologo e l’epilogo sono infatti splendide interpretazioni con arrangiamenti ad hoc di noti brani della migliore tradizione. In a Silent Way di J. Zawinul, prologo delle sequenze “narrative”, il pianoforte apre il sipario della musica. Con delicatezza e carezze melodiche offre i suoni al sax e i due strumenti insieme, in un dolce abbraccio musicale, trasportano in una morbida dimensione che sembra tingersi di colori pastello.

 

Il Canto dei carrettieri, tratto dalla tradizione sarda, unisce raffinati fraseggi del sax ad un ritmo pacato che ben si amalgama con l’espressiva voce in vernacolo. Il lavorio dei carrettieri si intuisce molto bene grazie al ritmo piacevolmente ripetitivo e gradualmente dissolvente che fa da sfondo al canto. Il tono cambia completamente con la chanson franco-fiamminga di J Desprez Milles Regretz, esecuzione che accosta il jazz alle sonorità rinascimentali.

 

Ninna Nanna è il brano seguente. Tratto dalla tradizione sefardita e multiespressivo, il canto in siciliano fa la sua comparsa a cappella. In punta di piedi entra la musica con “pizzichi” di piano che lasciano, poi, il posto al sax che melodicamente ne tesse il tema su uno sfondo di improvvisazioni e un amalgama di ritmica che trasformano la  melodia. Il sax, sostituendosi degnamente al mandolino, apre il Canto D’amore, canzone in siciliano di Carlo Rustichelli e celeberrima colonna sonora di “Divorzio all’italiana”. Senza rompere la tradizione il jazz irrompe e offre una versione particolare e raffinata ugualmente coinvolgente. 

 
 

 

La narrazione prosegue con la canzone successiva, Lamento di Marinetta di un anonimo napoletano e risalente al XV secolo, il brano è pacato ed esprime con intensità il rassegnato dolore della giovane moglie di Masaniello. Vivaci sonorità barocche caratterizzano la intro e la conclusione di Wells Humor di H. Purcell (1659-1695). Il brano strumentale si apre armoniosamente ad un jazz raffinato e di classe che ne costituisce l’intreccio.

 

La voce di de Vittorio torna con i suoi variegati ed espressivi fraseggi in una ventata di siciliano in Lamento D’amuri, brano tratto dalla tradizione siciliana. Diventa essa stessa strumento e si alterna con quella del sax tra le improvvisazioni. Il brano successivo, Music for a While di H.Purcell del XV secolo, è strumentale e offre su un telaio di note meravigliosi ricami di elegante jazz. La diteggiatura scorre sul piano come acque di un torrente cristallino e non mancano dialoghi tra gli strumenti in un interscambio di note.  

 

Si passa poi alla tradizione pugliese in un vivace e ritmato Sona Battenti, una taranta coinvolgente con storie dipinte dalla voce di Pino de Vittorio. E come le migliori storie eccoci all’epilogo e come già detto il jazz è protagonista questa volta con J. Coltrane. In una pacata atmosfera raffinata After The rain chiude un magico e variegato excursus musicale frutto di un industrioso e creativo laboratorio d’arte, come ben rappresentato nella significativa fotografia di Giulia Soave della cover.

 

Il lavoro di Del Gaudio, dunque, è di rara bellezza e per chi ama la musica di alto livello e di cultura.

 

DANIELA VELLANI