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NAPOLI, ECCO IL ROMANZO “L’ULTIMO SPOSATORE” DI VINCENZA D’ESCULAPIO

NAPOLI, ECCO IL ROMANZO “L’ULTIMO SPOSATORE” DI VINCENZA D’ESCULAPIO

set 09 2019

di DANIELA VELLANI – LA RECENSIONE. Edito da Homo Scrivens, la nuova fatica letteraria della scrittrice partenopea ha una narrazione delicata e raffinata. Un libro ricco di ricordi   

 
 La scrittrice Vincenza D'Esculapio

 

Sposatore è un termine che intriga e incuriosisce. Viene spontaneo chiedersi chi è questo personaggio e di cosa si occupa. Provate a leggere “L’ultimo sposatore”, l’ultimo romanzo di Vincenza D’Esculapio pubblicato recentemente dalla casa editrice Homo Scrivens (152 pagine, 15 euro), e lo scoprirete. Man mano che ci si immerge nella accattivante lettura se ne scopre l’interessante e la storica identità… e tutto ha inizio da lì e prende forma e si anima attraverso lo scorrere del tempo.

 

La brava e poliedrica scrittrice napoletana, ex docente di Storia e Filosofia e autrice di romanzi, di antologie di italiano, epica e letteratura, nonché di trasmissioni televisive, con la sua narrazione delicata, raffinata e decisamente bella, questa volta trasporta il lettore in un viaggio nel tempo in un luogo affascinante e ricco di ricordi: Forio D’Ischia. Attraverso una ben architettata alternanza di passato e presente su cui si muovono i protagonisti si assiste alle trasformazioni della amena località dell’isola verde a partire dagli anni ’50. La scrittrice, infatti, ne ha ben ricostruito i momenti e i luoghi: dalla spiaggia del porticciolo di Forio con i suoi lidi e il molo dove giungeva ogni mattina puntuale un vaporetto alla caratteristica piazzetta con la sua fontana, e poi ancora la candida chiesa del Soccorso, il bar Maria, ritrovo di intellettuali degli anni ’60 e ’70, il bar Mimì famoso per il suo caffè, le scogliere, le chiese, i negozi, le feste, i vicoletti, le case dei pescatori, le tradizioni.

 

Sicuramente chi è stato in questo posto potrà, così, rivivere momenti, riappropriarsi di odori, scenari magici, tramonti unici, sapori antichi riposti nel baule dei ricordi. Nel contempo anche chi non vi si è mai recato, grazie alle vive descrizioni non solo potrà condividere con i personaggi stati d’animo, sentimenti, desideri, episodi che animano il racconto, ma anche vedere attraverso gli occhi dell’impeccabile penna della D’Esculapio paesaggi suggestivi e allertare i sensi giungendo a desiderare fortemente di recarsi nei posti descritti.

 
 La copertina del libro 

 

Il romanzo presenta un intreccio variegato e coinvolgente ricco di vissuti su cui si svolgono le vicende delle diverse generazioni di un casato. L’anello di congiunzione di esse è Dafne, l’ultimo tassello della aristocratica famiglia. La donna dalla personalità interessante ritornata sul luogo a cui è legata affettivamente, nel bene e nel male, mette insieme gli elementi del passato e attraverso flashback, riflessioni, stati d’animo, dolori, gioie, amori, esperienze intense, scelte difficili, rende il lettore partecipe della sua storia e di quella dei personaggi che ruotano intorno a lei.

 

Intorno alla donna e al suo passato si muovono infatti svariati protagonisti dalle svariate personalità e caratterizzazioni e stati sociali: Alba, punto di riferimento della famiglia, Nunziatina, zia Elvira, Nino, Alberto, Jolanda, il factotum Domenico, Carlo, Piergiorgio, Tano e sua moglie Isa, Dimitri, Nicola, Ferdinando Ada Clelia, Donna Tecla (come la chiamavano i foriani). Man mano che si legge si entra in luoghi e in ricordi di ricorrenze che diventano essi stessi protagonisti come la “villetta” o il ricordo del suo compleanno che col passare degli anni diventa la testimonianza delle sue trasformazioni psicologiche e fisiche e contemporaneamente dei mutamenti del posto.

 

Le descrizioni sono ricche e intense e incorniciano la trama di colori e profumi che si percepiscono. “Tra agavi e enormi pini, cespugli di ginestre e fiori selvatici dai profumi intensi e inconfondibili si giungeva nei pressi della casa e allora, come d’incanto, appariva l’enorme giardino inondato dal profumo delle gardenie… la costruzione si ergeva su due piani e nel suo candore, punteggiato solo dal verde delle napoletane in legno, era tra le più belle. Nei dintorni solo qualche altra villa e alcune case coloniche…”    

 

Assume un aspetto interessante e rappresentativo anche il legame epistolario con Dimitri. Le sue lettere costituiscono non solo momenti da ricordare arredati da descrizioni, ma anche scrigni di saggezza e belle ricostruzioni storiche di abitudini, usi, costumi, oggetti e utensili d’epoca. Non mancano citazioni in vernacolo che colorano il linguaggio con perle di saggezza, vivaci voci popolane che sembrano riecheggiare intorno “…Pe’ mare se piglia sempe coccosa… parola ‘e Nicola! E poi, si io me ne vaco a fa’ ‘e palazze, a casa toja chi te porta ‘o pesce frisco? Eh…”.

 

“L’ultimo sposatore” è dunque un romanzo a cui non si resta indifferenti e dove non mancano momenti di suspense e colpi di scena: ti trasporta in una dimensione emozionante e intrisa di sensazioni diversificate che arricchiscono cuore e mente.

 

DANIELA VELLANI