Incontri

 
     
ROMA, READING POETICO A PIÙ VOCI CHE INCONTRA L’ARTE

ROMA, READING POETICO A PIÙ VOCI CHE INCONTRA L’ARTE

feb 08 2019

di SILVANA LAZZARINO – CULTURA. Appuntamento per sabato 16 febbraio alla Galleria d’Arte Moderna. Esposte le opere dello scultore Fraddosio che narra la drammatica vicenda dell’Ilva di Taranto

 
 

 

Alla Galleria d’Arte Moderna di Via Crispi a Roma, sabato 16 febbraio, un appuntamento in cui la poesia incontra l’arte. Dalle ore 18.30 alle ore 21.30 si potrà assistere al Reading poetico a più voci sulla realtà contemporanea legata al lavoro, all’ambiente e alla salvaguardia della dignità umana a partire dall’installazione “Le tute e l’acciaio”, nuovo site specific dello scultore Antonio Fraddosio esposta in Galleria con cui l’artista ha voluto affrontare la realtà legata alla drammatica vicenda dell’Ilva di Taranto.

 

Al Reading poetico prendono parte i poeti Daniele Arcomano, Lucianna Argentino, Italo Benedetti, Stella Cacciamani, Antonella Maria Carfora, Cristiano Maria Carta, Laura Colombo, Rossana Coratella, Francesco De Girolamo, Stefania Di Lino, Andrea Felice, Manuela Grillo Spina, Maria Teresa Laudenzi, Carolina Lombardi, Maria Grazia Savino, Italia Talamonti, Aldo Tei, il  Reader è Marco Varriale. Per questo incontro si è scelto proprio di esser fisicamente presenti entro questi spazi della Galleria dove è ancora esposta fino al 3 marzo l’opera di Fraddosio che può essere definita una sorta di monumento antiretorico dedicato agli operai dell’Ilva e alla città di Taranto.

 

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Claudio Crescentini e Gabriele Simongini, l’esposizione presenta questa installazione di Fraddosio, composta da dieci grandi lamiere lacerate e contorte, potenti e misteriose, il cui intento è di rimandare alle tute che dovrebbero proteggere gli operai dell’Ilva dai tumori, depositate, al termine del turno di lavoro e prima di andare alle docce, in una specie di camera di compensazione.

 
 

 

L’installazione, unitamente ai cassoni di cor-ten, realizzati come contenitori per le singole opere e che richiamano strutture di edifici o di stabilimenti industriali, come sopra accennato, assume la valenza di monumento antieroico, una denuncia universale contro tutte le situazioni in cui il diritto al lavoro si guadagna dando in cambio la propria salute, la propria vita. Nel catalogo Gabriele Simongini sottolinea come in questi sudari di ferro vi sia l’impronta umana, l’idea di morte e distruzione cui si contrappone la speranza affidata all’arte e alle sue potenzialità catartiche.

 

L’arte rinnova attraverso le immagini il dolore, ma anche la speranza che quanto accaduto non si ripeta. Nelle lamiere, ciascuna diversa dall’altra, affiorano spesso i colori velenosi, mortali ispirati al manto di ruggine, alla polvere pesante, rossastra, dalle sfumature marroni e nere, che avvolge e soffoca la città colpendo soprattutto il rione Tamburi, a ridosso dell’Ilva. Oltre ai saggi dei curatori e alla foto dell’installazione in situ, il volume che accompagna la mostra edito da Usher, presenta testi di Michele Ainis, noto giurista e costituzionalista, Giuse Alemanno, operaio all’Ilva e scrittore, e alcuni scatti del reportage “Rosso Tamburi” realizzato dal fotografo barese Christian Mantuano.

 

Antonio Fraddosio (Barletta, 1951) vive e lavora tra Roma e Tuscania. Ha svolto attività di architetto e scenografo e da oltre venti anni il suo interesse è rivolto alla pittura e alla scultura. Fra le sue numerose mostre si segnalano le più recenti: nel 2012 le personali nelle sale di Villa Bottini a Lucca e nello Spazio Cerere a Roma; nel 2016 “Salvarsi dal naufragio. Antonio Fraddosio/Claudio Marini” presentata al Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese di Roma. Nel 2011 è stato invitato nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia, con la “Bandiera nera nella gabbia sospesa” esposta all’Arsenale.

 

SILVANA LAZZARINO