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CALTANISSETTA, DACIA MARAINI: “UNA STRADA DELLA CONOSCENZA È LA LETTURA”

CALTANISSETTA, DACIA MARAINI: “UNA STRADA DELLA CONOSCENZA È LA LETTURA”

feb 05 2019

di MICHELE BRUCCHERI – IL REPORTAGE. Scrittrice di successo, ha incontrato gli studenti del liceo scientifico “Alessandro Volta” guidato dal dirigente scolastico Vito Parisi. Prossimamente nostra intervista 

 
 Nel collage, alcuni momenti dell'incontro. Nell'ultima foto, Michele Bruccheri intervista Dacia Maraini

 

“Una strada della conoscenza è la lettura”. Dacia Maraini consegna questa importante e solenne frase agli studenti del liceo scientifico “Alessandro Volta” di Caltanissetta che ha incontrato stamattina all’auditorium “Giuseppe Bufalino”, nell’ambito del Progetto Lettura (docenti referenti sono Monica Alaimo e Adriana Valenza). Una pioggia di domande. Una ventina di giovani l’hanno pubblicamente intervistata e nonostante la normale stanchezza, al termine del meeting culturale concede una breve chiacchierata anche a La Voce del Nisseno che prossimamente pubblicherà.

 

Intorno alle ore 10.30 arriva presso l’istituto guidato dal dirigente scolastico Vito Parisi. Saluta affabilmente tutti e poi nell’ufficio di presidenza l’accolgono i docenti coinvolti nel progetto e dal preside. Dopo i dolcini e una bevanda calda, la nota scrittrice giunge nell’aula magna, gremita e applaudente al suo ingresso. Il preside ringrazia Dacia Maraini per la sua presenza rivolta ai giovani. “Di solito si scinde corpo e felicità - osserva -. La sfida enorme di oggi è parlare di sessualità e femminilità, dare un senso al corpo felice che progetta”.

 
 

 

La professoressa Adriana Valenza, onorata della presenza autorevole della Maraini, dopo averla ringraziata, spiega che assieme alla collega Alaimo hanno scelto “Corpo felice”, l’ultimo romanzo-saggio della brava autrice nell’ambito del Progetto Lettura. Oggi si esce dai libri di antologia, sottolinea la docente, e si diventa persona. “Un’esperienza unica e preziosa - prosegue -. In lei vedo un romanzo vivente, la sua”. Evidenzia pure la sua scrittura interrogativa e poi interviene la professoressa Adelaide Franca Amico, che legge una sua recensione sul libro: “La protagonista è Dacia e il suo figlio non nato”.

 

Interpellata dai giovani studenti coinvolti nel progetto, Dacia Maraini risponde a tutti e su tutto. Dichiara solennemente che è importante avere una passione, senza di essa “non si potrebbe affrontare questo mondo difficile”. Per lei, è basilare “esprimersi”, sviluppare le nostre passioni che “diventeranno la nostra forza”. Ricorda che all’inizio è normale avere difficoltà (“ho tenuto duro”). Riflette a voce alta: le donne, storicamente, sono state educate a dare e a non ricevere. Racconta dei suoi diversi filmati realizzati in Africa (“ho scoperto che la verginità è un disvalore, lì”).

 

Siamo figli della Storia, siamo persone dentro una comunità. È questo il filo rosso del suo ragionamento. Una studentessa chiede: “È la felicità che determina il corpo felice o è il corpo felice che determina la felicità”. La scrittrice risponde che le due “cose” sono reciproche e non scindibili. “La prostituzione – afferma – è un modo imperfetto di vivere la felicità”. Dice, ancora, che “la scrittura è riuscita a rimarginare certe ferite. È taumaturgica, aiuta”. Accenna ad una bimba che scrive sul suo diario segreto (“per parlare con me stessa”, riferisce).

 
 

 

La scrittura crea memoria, dunque, e prosegue: “Non si può vendere l’amore. La prostituzione nasce dal potere e non dal desiderio. La sessualità deve essere incontro”. Si parla di misoginia, ovvero della paura dell’altro (più tardi dirà anche: “È diffusa l’idea che l’egoismo sia un valore, ma non è così”). Accenna al fatto che le donne, spesso, non hanno il giusto spazio, che bisogna dare la dovuta importanza ai diritti e ai doveri (“parità non significa uguaglianza”). L’incontro-dibattito prosegue, incalzante ed ordinato. Emerge un concetto rilevante, non sempre adeguatamente sottolineato: la diversità è un bene.

 

Sulla lettura, Dacia Maraini dà il meglio di sé. Spiega chiaramente: è una costruzione. “La cultura ci distingue dagli animali - dichiara -. La lettura è anche un fatto etico ed estetico”. Per la brava scrittrice, premio Campiello nel 1990 e premio Strega nel 1999, cultura ed etica (morale) devono andare a braccetto. Riferito alle nuove generazioni: bisogna costruire un’etica diversa. “Leggere significa uscire da noi stessi ed entrare in un’altra storia, si ricostruisce il mondo”, ragiona ancora. Per lei, per noi tutti, la lettura presuppone una fatica (“è importante, significa confrontarsi, è non solo educativo ma soprattutto formativo”).

 

“Una strada della conoscenza è la lettura”, tuona questa voce autorevole della letteratura italiana ospite nel capoluogo nisseno. A noi suggerisce il titolo del nostro reportage. I giovani, attenti, ascoltano. Riavvolge il nastro dei ricordi e ammette: “Prima di morire, racconterò cosa sia stata la vita di campo”. Era piccola, ma rammenta tutto. Però non ha ancora superato questo dramma interiore. Parla di Bagheria, della sua sicilianità (“Bagheria, città importante, di bellezza lunare e assoluta, è stata oggetto di rapina del territorio”).

 

Con orgoglio, racconta la Sicilia del ‘700: la più bella e ricca. Produceva zucchero. Aveva una grande forza economica e culturale. Sollecitata da una domanda in merito al rapporto con la giustizia e la Chiesa, risponde: “Sono laica, ma ho grande rispetto per la fede”. Narra che era povera, che ha fatto un sacco di mestieri, ma “la mia ricchezza sono stati i libri” (ne ha ben diecimila). “Il mio tavolo è pieno di libri, non si può più mangiare”, ammette. Cita i suoi autori preferiti: Dostoevskij, Proust, Svevo.

 

“I dittatori – continua la scrittrice – bruciano i libri perché aiutano a pensare. Rendono liberi. E per loro, sono pericolosi”. Dà anche un contributo su un altro tema importante, nevralgico. “L’insegnante dà la sua conoscenza, ma il più bravo tira il meglio dagli alunni, le migliori qualità”. Parole belle, sacrosante, condivisibili. Ricorda pure la figura minuta e carismatica di Madre Teresa di Calcutta, parla di aborto (“ci vuole una maternità responsabile e la legge sull’aborto è stata una grande conquista per debellare quello clandestino”).

 

Giocando con un altro studente, alla fine, deve fare un’associazione di idee su tre parole: amore, viaggio e amicizia. Risponde: per l’amore, ci vuole rispetto e voler bene la donna; per la parola “viaggio”: uscire dai viaggi organizzati, ci vuole uno spirito d’avventura. Infine, amicizia: è una forma d’amore. “Senza rispetto non c’è amore né amicizia - conclude, prima di ricevere un dono dal preside -. L’educazione si deve basare sull’esempio e non sulle prediche”. Il dirigente scolastico rimarca: è bella la libertà condivisa con gli altri. La professoressa Valenza sottolinea la capacità plurale della famosa scrittrice, di trasmettere un sacco di emozioni con i suoi occhi. Una bella pagina scritta dal liceo scientifico “Alessandro Volta” di Caltanissetta.                

 

MICHELE BRUCCHERI