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“PER LE STRADE E ALTRO” DI DANIELA FERRARO VA OLTRE IL SOLIPSISMO LIRICO

“PER LE STRADE E ALTRO” DI DANIELA FERRARO VA OLTRE IL SOLIPSISMO LIRICO

gen 04 2019

di MICHELE BRUCCHERI – IL LIBRO. Intervista all’autrice calabrese, docente di materie letterarie. Una grande sensibilità nella sua ghirlanda di versi. Eccola al microfono de La Voce del Nisseno

“’Per le strade e altro’ raccoglie le esperienze da me maturate in questi ultimi anni durante i quali, pur mantenendo ininterrotto il colloquio con il mio personale mondo interiore, ho estroflesso lo sguardo verso il mondo che mi circonda superando, di conseguenza, il solipsismo lirico prevalente nelle precedenti raccolte per farmi portavoce, in modo più oggettivo e realistico, di quelli che sono i drammi profondi della società attuale”. In apertura della nostra lunga e interessante intervista, Daniela Ferraro spiega a La Voce del Nisseno (versione online) il senso del suo nuovo libro.

 
 

“Per le strade e altro” arriva dopo i successi editoriali di “Icaro”, “Cerchi concentrici” e “Piume di cobalto”. Daniela Ferarro, calabrese di Locri, laurea in Lettere classiche, è una docente che ama da sempre la poesia e la scrittura. Ha vinto vari premi, riconoscimenti che sono energia per andare avanti. Questa sua nuova opera lirica comprende 43 componimenti. L’immagine di copertina, molto bella, è “Metamorfosi (Presenze)” di Salvatore Tesauro, olio e acrilico su tela (70x80).

Questo libro, di notevole spessore etico e poetico, vanta la prefazione di Luciano Domenighini (poeta, critico letterario e traduttore) e la postfazione di Vincenzo Tavernese (saggista e critico letterario). C’è anche una preziosa disamina esegetica sul mondo poetico di Daniela Ferraro a firma di Lucia Bonanni, poetessa, scrittrice e critico letterario. Un volume importante. L’autrice canta i grandi temi con coraggio ed energia, talvolta malinconicamente, ma certamente con “padronanza sintattico-lessicale”. Una grande sensibilità nella sua ghirlanda di versi, nella sua straordinaria arte del canto poetico.

Come scrive Lucia Bonanni, “la poesia della Ferraro è un tipo di scrittura poetica singolare, eclettica, multiforme, talvolta anche audace e fremente”. Un libro, dunque, da comprare e da leggere. Un libro che sa accarezzare il cuore. Come la dedica di Daniela per me, che trascrivo perché evidenzia affetto: “A Michele Bruccheri con stima e apprezzamento per la personale attività culturale”.   

Poche settimane fa, per Aletti Editore, hai pubblicato ”Per le strade e altro”. Mi tratteggi, brevemente, questo tuo nuovo libro?

“Per le strade e altro” raccoglie le esperienze da me maturate in questi ultimi anni durante i quali, pur mantenendo ininterrotto il colloquio con il mio personale mondo interiore, ho estroflesso lo sguardo verso il mondo che mi circonda superando, di conseguenza, il solipsismo lirico prevalente nelle precedenti raccolte per farmi portavoce, in modo più oggettivo e realistico, di quelli che sono i drammi profondi della società attuale, i suoi limiti, le sue aberrazioni, i dolorosi paradossi che l’affliggono.

 
 

Vai avanti, Daniela.

Già all’interno di “Cerchi concentrici” e “Piume di cobalto”, tra solitarie meditazioni su me stessa e, principalmente, sull’amore, si erano fatti spazio i fantasmi di una società malata di accidia (“E’ fiorire d’inedia / ove s’addorme / randagio il sole” - Inedia -), una collettiva sensazione di smarrimento (“Perso è il tuo sogno / e graffiano le dita / pagine bianche… / - Fischi nel buio -), di fragilità (“fragili dita / contro i pendii scoscesi…” - Fragilità -), di abbandono (“Relitti noi / di più remoto spiro / di un dio smarrito / tra stolide onniscienze” - Dimenticati -), d’impotenza (“Sol ricchezza rimane / di stralciati ricordi…” - Cosa rimane -), tra falsità comunicative (“La gente ha fretta. / Passa, saluta, inciampi / lungo la strada /distratta cortesia” - Ombre -) e fughe negate (“Si aspetta il treno / -forse verrà domani- / sul marciapiede arruggiate / le orme di sempre” - Arsura-), il convulso affannarsi all’interno di una vita senza più senso sotto “celesti indifferenze”.

Completa questo puzzle, Daniela.

Queste stesse tematiche, però arricchite di ulteriori e più approfonditi sviluppi, diventano adesso protagoniste, a tutto fondo, di “Per le strade e altro” in cui il mio Io desolato compare solo in poche liriche (“Sola ad solam”, “Preghiera alla luna”, “Vertigine”, ad esempio) lasciando larghissimo spazio ad una lirica di stampo corale, portavoce della gente comune che si muove “per le strade”, che sente “il peso delle nuvole”, che si pone domande angosciose (“Che ne sarà…?) o che, inesausta, “attende”.

Nella prefazione, Luciano Domenighini scrive: ”Tutta la raccolta ha un colore amaro e desolato”. Lo spieghi ai nostri lettori?

Da quanto già da me espresso prima, ben si comprende come la raccolta non possa non avere “un colore amaro e desolato”. A seguito della constatazione di non poter volare “Di là dal muro” (lirica che apre il volume collegandolo ai precedenti in un discorso continuo), rimanendo confinati dentro il cono d’ombra della vita reale, il successivo, breve componimento “Per le strade” spalanca lo scenario su un’umanità che, ora in modo collettivo (“Noi, popolo silenzioso di pensieri, / ad ogni passo guardinghi, / vuoti di sensi…” - Indolenza-) ora tramite asciutti monologhi (“Terremoto”, “Sull’autostrada”), si fa testimone delle profonde lacerazioni dell’odierna società che appare oscillante tra la Noia e la Paura, il desiderio di abbandono e, al contrario, “il folle bisogno / di tornare alla vita” - Deserti-).

Quindi…

Del resto, anche su queste strade sovrastate da “ali maligne in volo, / inafferrabili, / impietose…” (Terrorismo), laddove “ogni notte un cuore muore sui marciapiedi” (Le città accatastate) e l’ultimo uomo tra burattini, pagliacci e soldatini ben allineati “fruga nella spazzatura” (Inverno nel quartiere), può nascere ugualmente “…uno sbuffo di verde / che emerge improvviso da una crepa dell’asfalto” (Sull’autostrada).

Dunque…

Sarà l’Amore dapprima negato come “un fiore già rugginoso / dentro la gemma che rompe” (Aquiloni) che, eppure, continua qua e là a fare capolino ora come consolatore (“Questa notte lisciata / dalle spine del giorno / è nell’ambrato dei tuoi occhi” - Sonnolenza-), ora come vivo rimpianto (“Com’erano azzurri i tuoi occhi! / E li ho venduti per una fatua libertà” - Terremoto -) oppure quella “Bimba alla porta” (che chiude, non casualmente, la raccolta) che osserva, in “stupori di vita”, “Il prodigio sospeso oltre la soglia”? Lascio al lettore la personale interpretazione come, di conseguenza, le conclusioni sul senso e il significato profondo del libro.

 
 

Qual è la poesia, del volume, che senti più tua e perché?

Sorrido perché mi stai chiedendo quale particella del mio cuore sia più importante all’interno della sua integrità… tutte! In qualsiasi modo io mi esprima, non solo ogni lirica, ma anche ogni parola fa parte integrante di me e la vivo come integralmente mia! Posso comunque evidenziare uno degli aspetti che è stato sempre proprio del mio essere e che, perciò, ritorna in diversi componimenti: l’assoluta necessità di abbandonarmi, ogni tanto, al sogno, al suo “azzurreggiare di silenzi” (Sogno), alla sua “quieta tristezza” (Sonnolenza), il bisogno di volare a bordo delle sue ali “di là dal muro” verso mondi incontaminati “con ali di farfalla” (Di là dal muro).

Il sogno, dunque, rappresenta…

Il sogno rappresenta, infatti, l’infanzia primordiale che restituisce l’innocenza e la serenità perdute, una pausa indispensabile all’interno della quale la nostra “anima artificiale” (Obsession) può ritrovare se stessa e la perduta umanità.

Nella postfazione, Vincenzo Tavernese annota: “La voce di Daniela Ferraro non perde nulla del proprio tono, inconfondibile, ma il canto assume una nuova inflessione”. Qual è?

Come spiega di seguito lo stesso Vincenzo Tavernese: “(Il canto) si rivolge adesso al mondo dell’umanità visto ancora più chiaramente nella propria frustrata quotidianità fatta non solo di routine ma di vere e proprie tragedie che si svolgono nell’indifferenza indotta dall’anonimato delle nostre città e dal ribollire delle nostre fonti d’informazione…”.

Prosegui.

Infatti, pur non rinnegando il carattere sostanzialmente intimistico come pure metrico-strutturale dei componimenti dei libri precedenti, in “Per le strade e altro” si evidenzia una più decisa e larga estroversione verso il mondo che ci circonda con conseguente realizzazione di una lirica, come già prima ho spiegato, di carattere più oggettivo e realistico. Ancora più forte che in precedenza, specie all’interno delle liriche in cui l’uso della sintassi come pure dei vocaboli risulta semplificato, appare il ricorso alla polisemia e al correlativo oggettivo, cosa che perciò sempre richiede una lettura attenta e ragionata pronta a cogliere i significati più sottilmente nascosti.

La tua poetica tende…

Intimistica o oggettiva la mia lirica tende sempre, comunque, ad assumere un carattere universale che, oltrepassando tempi e luoghi, sia in grado di parlare a tutti superando ogni contingenza immediata o personale, a provocare forti emozioni, ad essere (se seguita nel suo ordinato sviluppo) consolatoria e punto di partenza per decise, nuove costruzioni.

 
 

Nella parte finale del libro, ancora, altri preziosi contributi. Lucia Bonanni scrive: ”E’ bella poesia quella della Ferraro, una poesia colta e raffinata…”. Ci definisci il tuo lirismo?

La lettura delle mie liriche, a cominciare dall’aspetto formale, sono una vera e propria “festa” per i cultori della metrica classica a cominciare dallo stesso Luciano Domenighini che, nella prefazione al libro, ha evidenziato con deciso, personale assenso, la capacità di scelte sia lessicali che metriche dei componimenti: la mia predilezione, ad esempio, per l’uso del binomio settenario-binario, il destreggiarmi nell’uso dell’ottonario, del novenario, dell’endecasillabo come pure di tutti quei nuclei espressivi (sintagmi, versi singoli o distici) di raffinata fattura formale come pure l’uso di vocaboli eleganti e desueti atti al conseguimento di particolari effetti emotivi.

Una poesia…

E’ una poesia “echeggiante la lingua latina” (come giustamente coglie la Bonanni) di cui però mi servo in modo più personale repudiando, ad esempio, la rima tradizionale (presente solo nelle fiabe del mio primo libro, Icaro) nell’attuazione di soluzioni moderne. Ben si deduce, dalla lettura delle mie liriche, la mia formazione decisamente classica che mi indirizza sempre alla stesura di versi ben equilibrati ed armonici anche quando il contenuto appare più crudamente realistico.

Dove presenterai il tuo nuovo libro?

La prima presentazione ha già avuto luogo il primo di Dicembre a Gioiosa Jonica (RC) sotto il patrocinio del Club per l’Unesco presieduto dal dottor Nicodemo Vitetta che da molti anni si prodiga per la diffusione culturale in zona e altrove e che mi ha pregiata anche di un riconoscimento per la mia attività letteraria. L’ho già riposto, con commosso orgoglio, accanto al riconoscimento speciale alla carriera a me attribuito dalla UTE-TEL-B (Università per la terza età e per il tempo libero della Bovesia) di Bova Marina (RC) del 2015, al diploma per alti meriti culturali conseguito presso l’associazione culturale e teatrale “Luce dell’Arte” di Roma, sempre nel 2015 e a quello a me conferito dal gruppo culturale ERATO CIDA INPS di Roma (presieduto dal dottor Carmelo Pelle) nel 2017.

Riconoscimenti…

Riconoscimenti questi che, assieme agli altri molteplici conseguiti dalle mie poesie presso concorsi nazionali ed internazionali, mi hanno sempre incoraggiata a continuare nella mia attività letteraria con sempre ulteriori pubblicazioni. Per l’anno in corso ho, comunque, in programma altre presentazioni del libro a Reggio Calabria, Catanzaro e poi oltre ancora.

Chi volesse acquistarlo, in che modo deve muoversi?

Il libro si può acquistare tramite ordine presso una qualsiasi libreria Mondadori (oppure in rete tramite il link che trovate sotto, dopo la firma di Michele Bruccheri, ndr). 

La tua scrittura, intensa e avvolgente, ormai ha raggiunto diverse persone. Qual è Il migliore complimento che hai ricevuto dai tuoi lettori?

Ho finora ricevuto apprezzamenti lusinghieri dai miei lettori correlati, naturalmente, alla personale cultura ed esperienza nel campo. Ringrazio in modo particolare Lorenzo Spurio, presidente presso l’Associazione culturale Euterpe di Jesi (An) che ha curato la prefazione di “Piume di cobalto” per farmi poi dono anche di un saggio critico sul mio precedente libro, “Cerchi concentrici” come pure, naturalmente, Luciano Domenighini (Malegno - BS), Vincenzo Tavernese (Gioiosa Marina - RC) e Lucia Bonanni (San Piero a Sieve - FI) che hanno creduto nella mia opera ad essa dedicando, all’interno del loro pregevole lavoro, tempo ed impegno. E, naturalmente, ringrazio pure te, Michele, che segui la mia opera sin dalla mia prima pubblicazione onorandomi delle tue interviste a proposito e sempre precedute da lusinghiere parole di assenso verso la stessa.

Grazie a te e alla tua sensibile, acuta e interessante poetica.

Tra gli apprezzamenti ricevuti dai miei lettori che non operano nel campo specifico della poesia, mi hanno commosso le foto personali, da loro inviate, con i miei libri in mano ed accompagnate da brevi note di entusiasmo sugli stessi. Nel corso della recente presentazione di “Per le strade e altro”, un mio assiduo lettore, Francesco Siciliano, è intervenuto esternando la sua gratitudine per essere stata l’artefice, tramite le mie poesie, del suo accostamento a questa specifica forma letteraria tenuta, in precedenza, in poco conto. E questo, senz’altro, è forse il migliore complimento che si possa rivolgere ad un poeta. Un grazie dal profondo del cuore anche a lui!

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Ultimamente sta destando in me molto entusiasmo la lettura dello scrittore giapponese Murakami Haruki i cui scritti, così permeati di vita e particolari simbolismi, non a torto sono stati universalmente riconosciuti come i più significativi capolavori del nostro secolo. Ho appena terminato di leggere i due tomi di “1Q84” e mi appresto a “divorare” l’altro suo libro appena acquistato, “L’uccello che girava le viti del mondo” che mi attende nella mia libreria accanto ai già letti “Kafka sulla spiaggia” e “Norwegian Wood”.

Qual è la canzone che più ti rappresenta?

Non c’è testo di canzone in cui, anche in minima parte, una donna non trovi descritta una figura a lei somigliante in quanto gli autori usano fin troppo spesso, come i trovatori medioevali, uno standard che riproduca quelle che sono le caratteristiche più comuni al genere femminile. In effetti, più che dal testo scritto, io mi sono sempre più sentita rappresentata dagli accompagnamenti o, meglio ancora, dalle sole composizioni musicali (sia classiche che moderne) che vedo spesso vibrare all’unisono con i miei stati d’animo del momento.

MICHELE BRUCCHERI

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