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ANCORA UNA VOLTA IL JAZZ È ANDATO A SCUOLA: NELL’ISTITUTO COMPRENSIVO NEVIO DI NAPOLI

ANCORA UNA VOLTA IL JAZZ È ANDATO A SCUOLA: NELL’ISTITUTO COMPRENSIVO NEVIO DI NAPOLI

dic 15 2018

di DANIELA VELLANI – IL REPORTAGE. Presieduto dalla dirigente Maria Loreta Chieffo, ha ospitato un quintetto d’eccellenza. Una bella esperienza vissuta e raccontata da La Voce del Nisseno

 
 Questo disegno a colori è di Sabrina Porcini

 

“Voi suonate col cuore o con la mente?” la domanda di Marco è solo una delle tante che sono letteralmente piovute sui musicisti jazz martedì scorso durante il consueto appuntamento con la scuola Nevio di Napoli.  L’incontro, organizzato dall’associazione BeatBox pro lab Sound di Alessandro Aspide, ha coinvolto circa duecento alunni dell’Istituto Comprensivo napoletano presieduto dalla dirigente Maria Loreta Chieffo.

 

I ragazzi hanno avuto l’opportunità di vivere il jazz concretamente, accantonando per un momento le attività di routine. E bene hanno fatto, perché hanno vissuto un’esperienza unica, un imprinting culturale e musicale che non solo ha arricchito la loro formazione culturale, ma potrebbe aver stimolato interessi e scelte future. I concerti-lezione si sono svolti nel teatro della scuola e sono stati presentati da un quintetto d’eccellenza: Giulio Martino al sax (direttore artistico del progetto e docente di musica d’insieme presso il Conservatorio), la vocalist Emilia Zamuner, Alessandro Castiglione alla chitarra, Gianfranco Coppola al contrabbasso, Massimo Del Pezzo alla batteria.

 
 

 

Il coinvolgimento è stato forte, intenso, ricco di curiosità e scoperte. Gli alunni hanno potuto ascoltare musica di altissimo livello, entrando nel misterioso e affascinante mondo delle improvvisazioni, seguirne ritmo, armonie, melodie, ma anche annusare, accarezzare, cogliere particolari di alcuni strumenti musicali di questo affascinante mondo artistico e multirazziale. Le domande sono fioccate una dopo l’altra dimostrando le grandi potenzialità di allievi in fieri che non sempre riescono ad esprimere. La musica ha infatti questa grande forza, è democratica, partecipativa, aperta a tutti, incoraggiante, stimolante, terapeutica, un mondo in cui le diversità diventano arricchimenti e crescite per ciascuno.

 

E’ difficile racchiudere in un articolo tutto ciò di cui si è discusso e le emozioni provate, perché la bellezza ed il fascino del jazz nascono da qualcosa di sconfinato che va al di là della musica, porta con sé il concetto di libertà, la creatività, la passione, la voglia di esprimere idee di riscatto, di uguaglianza, di globalizzazione nella sua positiva accezione culturale. Sono stati eseguiti e analizzati brani musicali in stili diversi: Take the a train, Summertime (in versione funky), Twister (blues), Quando di Pino Daniele, Só danço samba di Jobim, il tema dei Flinstones, che sono stati fatti assimilare evidenziando le differenze stilistiche e scomponendone alcuni per far scoprire in che modo ciascun strumento interagisce con la sua voce e col suo peculiare apporto sonoro.

 

Si è parlato così di tecniche, di base ritmica, di improvvisazione intesa come capacità compositiva immediata, di influenze stilistiche complesse, di contaminazioni, di armonie, melodie, interplay. Ci si è soffermati, con dimostrazioni concrete e coinvolgimento dei ragazzi sui quattro movimenti che caratterizzano lo schema ritmico che diventa il terreno sui cui aggiungere melodie e armonie. Ciascun musicista ha descritto il proprio strumento evidenziandone storia, caratteristiche e ruoli all’interno delle formazioni jazz e classiche. Ci si è soffermati sugli strumenti monofonici e polifonici e naturalmente non si poteva non parlare dell’importanza della voce e delle sue sconfinate risorse musicali.

 

La talentuosa Emilia Zamuner ha illustrato e dimostrato con esempi coinvolgenti, lo scat ed il vocalese, raccontando anche episodi legati ad essi. Dal ricco e intenso incontro sono emersi messaggi importanti, non solo di carattere culturale-didascalico, ma anche esistenziali come ad esempio “Lo studio della musica ha salvato la vita”, “Coltivate una passione, qualunque essa sia!”, “Il jazz è apertura verso il mondo e non conosce differenze”. Essi sono stati colti dai ragazzi che, avidi di apprendere e pronti ad affrontare gli ardui percorsi della vita, hanno trascritto e illustrato graficamente, sia durante che dopo l’incontro, interessanti testimonianze a dimostrazione della potente capacità maieutica del jazz.

 
 

 

Gli esempi sono innumerevoli e ne riporto alcuni: “Un’esperienza da pelle d’oca”, “Il jazz non si suona con lo strumento, si suona con il cuore”, “Jazz non è qualcosa che si suona, è qualcosa che si prova” (Alberto); “Io penso che il jazz sia una forma musicale che esprime libertà ed energia” (Gabriele); “Mi ha colpito l’improvvisazione dei musicisti e anche la chiarezza della voce della cantante, considerata lo strumento più importante dopo il contrabbasso… ho capito che il jazz può trasformare qualunque brano… penso che il jazz dovrebbe essere considerato di più. Molte persone infatti sono ‘fisse’ sull’idea che la musica classica è la migliore. Io, però, dopo questo concerto, preferisco il jazz” (Anna Chiara).

 

“Sensazione di festa con gli amici”, “… questo concerto mi è piaciuto perché le canzoni trasmettono in me felicità, voglia di cantarle e ballarle, festose, allegre e anche eleganti…”, “Il jazz è improvvisazione, del resto come la vita…”(Fabrizia); “Il jazz è come la vita, qualche volta le regole possono essere infrante”, “Il jazz è come il sole, non si spegnerà mai… è una forma d’arte che attraverso i suoni esprime sentimenti” (Francesco); “Il jazz è come la vita, non sai mai come finirà”, “Il jazz è come la televisione, si espande rapidamente in tutto il mondo”, “E’ stato emozionante quando i musicisti ci hanno invitato a seguire le nostre passioni”(Giovanni); “… mi è piaciuto molto una frase che ha detto il sassofonista; il jazz può salvarti la vita, che secondo me vuol dire che la passione può salvarti la vita e solo inseguendola sarai felice” (Claudio).

 
 

 

“Libertà”, “Mi sono sentito ispirato nel sentire la musica e le cose che mi sono piaciute di più sono stati gli assoli che hanno sottolineato le abilità di ciascun musicista” (Alessandro); “Mi è piaciuta la velocità a suonare e cantare… i ragazzi sono bravissimi a suonare insieme” (Nicolò); “Con il jazz le note colorano le emozioni” (Irene e Beatrice).

 

La lista potrebbe continuare ancora perché la risposta dei ragazzi è stata immediata, fresca, spontanea. Pervasi da entusiasmo, emozione e “scoperta” hanno voluto immortalare l’esperienza vissuta con parole e disegni, e sicuramente il loro bagaglio culturale si è impreziosito.

 

DANIELA VELLANI