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ROMA, A PALAZZO BARBERINI IL LIBRO “BERNINI SCULTORE. IL DIFFICILE DIALOGO CON LA MODERNITÀ”

ROMA, A PALAZZO BARBERINI IL LIBRO “BERNINI SCULTORE. IL DIFFICILE DIALOGO CON LA MODERNITÀ”

dic 04 2018

di SILVANA LAZZARINO – LA PRESENTAZIONE. Domani pomeriggio il volume di Luisa Simonato dedicato al grande artista barocco. Introdurrà i lavori Flaminia Gennari Santori 

 
 

 

La poetica universalistica percorre tutta l’arte di Gian Lorenzo Bernini, rappresentante più completo e geniale del Barocco italiano. Architetto, pittore, scultore, disegnatore, scenografo e autore di teatro, seppe trovare un dialogo di rispondenze plastico-figurative fra le diverse competenze per arrivare ad una “globalità” che prende forma in rappresentazioni complesse, dinamiche e avvolgenti. Il suo talento artistico è stato apprezzato da importanti personalità del tempo: Papi, sovrani, nobili, che lui stesso ha ripreso come soggetti in medaglie, bozzetti, disegni e sculture.

 

Passando dalla potenza all’atto la sua tecnica sintetizza nella realtà le sue manifestazioni di pensiero che vanno e vengono, rivivono e si celano in spazi dove si uniscono finito e infinito, possibile e impossibile. Roma diventa uno spazio privilegiato per mettere in scena una rappresentazione che duri nel tempo, un tempo sognato a proprio piacere per liberarsi, per quanto possibile, da inquietudini e angosce di un’epoca che per alcuni aspetti avvertiva vuota.  

 

La figura di Bernini è al centro del volume che viene presentato presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini (Sala Marmi) domani a Roma). L’opera Bernini scultore. Il difficile dialogo con la modernità, di Luisa Simonato (Electa, 2018 che rientra nella Rassegna LIBRI BARBERINI / CORSINI, a cura di Silvia Pedone, viene introdotto da Flaminia Gennari Santori e presentato da Flavio Fergonzi, Joris van Gastel, Silvia Ginzburg.

 

Bernini corruttore delle arti, Bernini smorfioso, Bernini pittorico e tirannico, Bernini arcinaturalista o, tutto il suo contrario, Bernini ammanierato. Bernini dell'“Apollo e Dafne” e Bernini del “David”. E infine Bernini barocco. Questa avventura critica, inedita, nella fortuna letteraria e visiva berniniana tra Otto e Novecento apre uno scenario in cui i protagonisti non sono solo figure di primo piano della storia dell'arte quali Jacob Burckhardt e Heinrich Wölfflin, Adolfo Venturi e Roberto Longhi, ma anche scrittori come Gabriele d'Annunzio e soprattutto artisti, da Vincenzo Vela a Umberto Boccioni, da Jean-Baptiste Carpeaux a John Singer  Sargent.

 

Condotto proponendo ricchi confronti visivi, lo studio lascia emergere l'immagine dalle tinte forti che la modernità ha associato a Bernini scultore, rendendolo di fatto un'importante cartina al tornasole per definire sé stessa, nella prassi artistica e nella teoria. Articolato in tre capitoli, il volume affronta nel primo le origini settecentesche di alcuni giudizi che si consolidarono nell'Ottocento e spesso agirono in modo innovativo anche sul lessico della critica, oltre che nell'elaborazione di nuovi approcci teorici alla scultura.

 

Il secondo capitolo è dedicato al tema del 'naturalismo' berniniano, nella sua duplice anima sacra e profana, tra Kunstwissenschaft tedesca e tradizione scultorea francese. Il terzo riguarda Roma capitale, dallo scorcio del XIX secolo fino all'avvento del Fascismo: gli sforzi per identificare in Bernini un nuovo eroe dell'Italia unita, il suo rapporto con la città, la curiosità degli artisti moderni.

 

Scritto non senza ironia nel rilevare le vivaci contraddizioni della storiografia, i cortocircuiti della retorica e le oscillazioni del gusto, il saggio si offre anche come un punto di osservazione, propositivo e privilegiato, per tornare a riflettere sul grande artista e sulla complessità storica della sua definizione critica. L’arte del Bernini è vita, è libera manifestazione dei suoi sentimenti. Tutto parla di artificio, di effimero, di abbagliante splendore per colpire, stupire e conquistare lo spettatore con quell’atmosfera magica che sa di ambiguo, di sottilmente sfuggente.

 

Verità, finzione, luce e ombra si confondono, quasi annullandosi in una melodia di forme, architetture e immagini che rincorrono il volto immediato della natura per svelare quello più sfuggente, perché insolito e incommensurabile nella sua totalità. Da sottolineare come il virtuosismo della tecnica derivante dal tardo manierismo è artificio che nelle architetture conquista spazi aperti, dilatati e nella scultura armonizza le forme morbide con l’ambiente circostante, facendone sentire il fremito istantaneo di un gesto, di uno sguardo, di un movimento che continua e si prolunga nel tempo.  

  

Se la prima fase della sua attività era improntata a guardare al modello ellenistico e alla riscoperta del mito individuando negli oggetti una serie di significati possibili, la sua maturità risente dell’influsso dei manieristi, soprattutto delle dimensioni aeree e di ampio respiro delle tele del Correggio. Il movimento per Bernini diventa ritmo che conquista gli spazi con la sua musicalità.

 

SILVANA LAZZARINO