
Daniela Vellani
Michele Bruccheri intervista Daniela Vellani, poetessa di Napoli ed autrice del saggio che racconta il mondo della scuola. “Alla base del processo educativo – afferma – deve esserci un rapporto di fiducia, l’affetto e il sorriso”. Le piacerebbe scrivere un libro di ricette accompagnate da poesie
Un vero e proprio saggio, intriso di genuino autobiografismo, l’ultimo libro, in ordine di tempo, di Daniela Vellani. La docente partenopea che insegna Lettere in una scuola media di Napoli ha pubblicato un volume di notevole spessore etico e culturale intitolato, poeticamente, “Mamma, esiste una scuola dove le maestre non si arrabbiano quando un bambino sbaglia?”. Sono 184 pagine di forte intensità, belle e ricche di aneddoti, di esperienze professionali, ma anche di suggerimenti per una scuola migliore e più efficiente. L’ho letto con famelica avidità ed enorme piacere. Una scrittura, quella della poetessa e saggista, elegante e comprensibile, senza orpelli o fronzoli. Diretta, schietta e chiara, ha raccontato lo sterminato universo scolastico partendo dalla sua personale esperienza, umana e professionale, con garbo e con efficacia espositiva.
Un libro, quello di Daniela Vellani, che si rivolge a chiunque. Perché i veri protagonisti dovremmo essere, davvero, tutti: alunni e docenti, genitori ed agenzie educative. E la vibrante testimonianza dell’insegnante napoletana dà ulteriore credibilità a ciò che narra con una prosa fluida ed avvincente. Nel volume, troneggiano anche alcune sue liriche che arricchiscono questo libro. La poetessa partenopea intende pubblicare, prossimamente, una nuova raccolta di liriche. Suddivise per tematiche. Al nostro microfono confessa anche il desiderio di scrivere un libro di ricette accompagnate da poesie. Lei, per tornare alla sua recente pubblicazione, dona davvero agli alunni la capacità “a sviluppare dentro di sé il ‘sole’ della cultura”. E non solo. Per lei, “alla base del processo educativo deve esserci un rapporto di fiducia, l’affetto e il sorriso”. Ecco l’intervista integrale rilasciata alla versione web del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”.
Di recente hai pubblicato il saggio, con abbondanti riferimenti autobiografici, dal titolo “Mamma, esiste una scuola dove le maestre non si arrabbiano quando un bambino sbaglia?”. Perché hai deciso di scriverlo?
“Ho deciso di scrivere questo libro per il forte amore che ho per la scuola, nella speranza che possa migliorare e che possa garantire la piena formazione di ciascun alunno, evitando errori, commessi anche in buona fede, che possano compromettere l’autostima e lo sviluppo di potenzialità di cui ciascun alunno dispone. L’ho scritto di getto, sotto forma di sfogo, dopo aver vissuto e assistito ad una serie di esperienze negative. E’una specie di fiaba in cui i protagonisti devono superare una serie di ostacoli e prove che gli antagonisti interpongono. In essa sono presenti ‘elementi magici’, ‘aiutanti’ che permettono il raggiungimento faticoso di obiettivi e la fiducia in sé. E’ un libro semplice e di facile lettura rivolto a tutte le generazioni. Ha riscontrato consensi da persone di tutte le età”.

La copertina del libro di Daniela Vellani
Questo volume si rivolge a tutti gli attori principali che – come scrive nella prefazione Ugo Piscopo – “sono interessati ai destini della scuola”. E’ così?
“Sì, certo! La scuola è un teatro pieno di attori, che ‘recitano’ la vita attraverso una serie di prove, tentativi ed errori, una prova generale e la rappresentazione finale, il cui successo dipende da come sono guidati e motivati dal regista”.
Tu sei una professoressa di Lettere presso una scuola media napoletana. Dal tuo “osservatorio” come vedi la nostra scuola?
“In questo momento, mi dispiace dirlo, ma vedo una scuola allo sfascio che va avanti grazie alla buona volontà di insegnanti che svolgono il loro lavoro come una missione e sono disposti a chiudere uno, anzi due occhi su tutto ciò che non va. I problemi sono molteplici: mancanza di fondi, mancanza di suppellettili (spesso le aule sono prive di veneziane e in alcuni momenti gli alunni sono costretti a spostarsi per evitare che il sole abbagli la loro vista), quando si assenta qualche docente, classi intere vengono divise e così gruppetti di alunni, in ogni ora, vengono condotti in altre aule interrompendo le lezioni in atto, diminuzione di ore di insegnamento di materie come l’italiano e la geografia con la conseguenza di un peggioramento della preparazione e meno tempo da poter dedicare ad eventuale recupero degli alunni che presentano difficoltà e l’elenco potrebbe continuare all’infinito”.
Secondo te, “tutti i ragazzi hanno capacità, risorse e sono in grado di fare qualcosa”. Come possono essere aiutati, concretamente, dai docenti e non solo, soprattutto chi presenta una serie di difficoltà?
“Tutti i ragazzi hanno capacità, potenzialità e risorse, nessuno escluso. Al di là degli interventi tecnici e specialistici, alla base del processo educativo deve esserci un rapporto di fiducia, l’affetto e il sorriso”.
A ventuno anni ti sei laureata in Pedagogia con il massimo dei voti e la lode. Eppure, la tua esperienza di studentessa è stata assai travagliata. Quale lezione si può trarre dalla tua vicissitudine?
“Ho raccontato la mia esperienza di studentessa, non molto felice, per dimostrare che quando s’incontrano difficoltà, non bisogna mai arrendersi: si deve andare avanti con fiducia, cadere e rialzarsi, mai lasciarsi andare, ma respingere l’immagine negativa che viene imposta. Arriverà il momento in cui si raccoglierà ciò che si è seminato, come è successo a me che giovanissima mi sono laureata a pieni voti, scavalcando vittoriosamente i numerosi ostacoli incontrati… Come tesi di laurea mi rivolsi alla docente di ‘psicologia dell’età evolutiva’ e l’argomento che scelsi fu eloquente: l’aggressività”.
Nel libro racconti anche il tuo esordio nel mondo della scuola come docente. Come ricordi quel periodo di gavetta?
“Non è stato un momento semplice. L’inesperienza gioca brutti scherzi soprattutto se ti trovi come supplente in scuole di trincea. Tornavo a casa in lacrime e non dormivo. Di notte pensavo e ripensavo ai miei errori e cercavo di trovare i possibili rimedi. Così, abituata a ‘rialzarmi’, non mi sono arresa, sono andata avanti risolutamente”.
Ad un certo punto scrivi: “I migliori insegnanti sono stati gli innumerevoli allievi con cui ho avuto a che fare, soprattutto quelli considerati difficili”. Puoi spiegare meglio questo concetto molto importante?
“Gli allievi sono degli insegnanti: ti giudicano, ti incoraggiano, ti danno affetto. Le loro domande e la loro curiosità allargano la tua cultura. Le loro confidenze ti conducono in dimensioni sociali svariate dove c’è di tutto. I loro vissuti allargano il tuo cuore e stimolano la tua sensibilità. Le loro riflessioni t’invitano a pensare. La loro creatività ti affascina e ti fa capire che la nostra mente non ha limiti e può allargarsi a raggiera”.
Per te, un ruolo di notevole importanza è rappresentato dal laboratorio. Cioè dalla didattica del fare. Perché?
“Sono convinta che la didattica laboratoriale sia motivante e stimolante. L’alunno agisce, ‘fa’, produce, si sente protagonista e artefice del proprio apprendimento”.
Assume una valenza di primo piano anche la ricerca, secondo la tua ottica. Per quali ragioni?
“La ricerca, non intesa come copia, è un’attività fondamentale. Tutte le discipline possono avvalersi di essa. Dando chiare spiegazioni agli alunni su cosa significhi e come attuarla, stimola la curiosità, l’interesse. Gli alunni si documentano, cercano materiale, fanno fotografie e video, pongono domande ai genitori e alle persone anziane, ‘esplorano il mondo’”.
Mi è molto piaciuto il capitolo inerente la musica a scuola. Ci racconti la tua personale esperienza didattica legata al mondo musicale?
“La musica è fondamentale! Io credo che andrebbe potenziato l’insegnamento di questa materia. Essa abitua i ragazzi ad ascoltare, ingentilisce l’anima, rilassa, emoziona, stimola l’immaginazione. Io personalmente, pur insegnando materie letterarie, ricorro spesso alla musica. Faccio ascoltare brani strumentali, canzoni dai testi significativi, faccio eseguire compiti col sottofondo musicale, invito i ragazzi a cercare brani musicali che rispecchiano gli argomenti di studio, dalla geografia alla storia, dall’italiano al latino”.
Un’altra importante componente per l’insegnamento è rappresentata dal teatro a scuola. Ci spieghi i motivi?
“L’attività teatrale dovrebbe essere una materia fondamentale. Io credo che sia l’attività più completa. Attraverso la drammatizzazione gli alunni conseguono una molteplicità di obiettivi: capacità espressive, superamento di insicurezza, diminuzione dell’egocentrismo e dell’aggressività, ampliamento del proprio bagaglio culturale, rispetto degli altri, scambi di ruoli, miglioramento dello schema corporeo, controllo delle emozioni… Non c’è un anno in cui non organizzo una rappresentazione teatrale. Quest’anno insieme alla collega di musica ho preparato un lavoro sulle ‘diversità’. Ho iniziato solo da un paio di settimane, ma i ragazzi sono già entusiasti… Leggo la loro voglia di ‘fare’ negli occhi”.
Assai affascinante è il discorso sul diario. Concordi?
“Il diario…: che ricordi! A me piaceva tanto sfogliarlo, riempirlo di annotazioni personali e di immagini. Mi accorgo che anche oggi, nell’epoca di Internet, dei socialnetwork e dell’informatica, esso è importante. E’ un amico segreto che non va sottovalutato per le sue importanti funzioni”.
Mi parleresti, brevemente, anche dei viaggi d’istruzione e dei compiti per le vacanze?
“I viaggi d’istruzione offrono non solo l’opportunità ai ragazzi di conoscere nuovi posti e di allargare la propria cultura e le proprie esperienze, ma rappresentano un proficuo momento di aggregazione e rafforzano la socializzazione e anche il rapporto con i docenti diventa più confidenziale e amichevole”.
E in merito ai compiti?
“Per quanto riguarda i compiti delle vacanze, li considero un vero e proprio incubo per alunni e genitori. Io, probabilmente criticabile per questo, al di là di consigliare qualche buona lettura e l’attenta osservazione dei luoghi di vacanze da fissare con foto, video e se vogliono liberi testi, non assegno mai i compiti, sia d’estate che a Natale o Pasqua”.
Per te gioca un ruolo di primo piano l’universo multimediale e l’informatica. Perché?
“Perché è il linguaggio di oggi. I ragazzi sono espertissimi, anzi spesso mi hanno aiutato ad entrare in questo universo, e la scuola deve adeguarsi e svolgere un ruolo di mediazione affinché vengano recepiti gli aspetti positivi di questo universo, evitando un eccessivo attaccamento al computer che potrebbe sfociare nella dipendenza”.
Nel tuo libro c’è un capitolo interessante che contempla l’importanza del lavoro d’equipe nella scuola. Opportunamente scrivi: “Nella scuola, così come in qualsiasi ambito comunitario è importante sapersi fare ascoltare, saper ascoltare e saper interagire con gli altri”. Quali sono le principali difficoltà, oggi, secondo te?
“Il lavoro d’equipe nella scuola è fondamentale. Purtroppo la società di oggi, tendenzialmente narcisistica, ha privato molte persone della umiltà, del mettersi in discussione e del riconoscimento dei propri errori e propri limiti. Si dettano sentenze senza possibilità di replica o di discussione ed ognuno, sulla difensiva, tende a chiudersi nel proprio guscio egoistico. Ciò avviene in tutti gli ambiti, ma quando accade nella scuola, si ripercuote negativamente sugli alunni che assistono, anzi subiscono, incoerenze, contraddizioni, squilibri e messaggi incomprensibili”.
Nelle conclusioni scrivi una cosa semplice e bella, direi poetica (e tu hai un animo sensibile, essendo anche autrice di liriche). Mi riferisco ai gesti d’affetto da parte degli insegnanti che possono compiere miracoli. O no?
“A volte basta un piccolo gesto da parte degli insegnanti, come un sorriso, un nome pronunciato con dolcezza, un ‘bravo!’, una carezza, a riempire di gioia un alunno, gratificarlo e infondergli quella fiducia che lo aiuta ad acquistare sicurezza e a desiderare di studiare per dimostrare a se stesso di potercela fare”.
Chi volesse acquistare il tuo libro, cosa dovrebbe fare? A chi si dovrebbe rivolgere e in che modo?
“Si può acquistare online presso Ilmiolibro it, sul sito lafeltrinelli.it e nelle Librerie Feltrinelli di tutta Italia (su ordinazione). Se può essere utile, il codice ISBN associato al libro è il seguente: 9788891007247”.
Hai già pubblicato del materiale poetico e so che scrivi frequentemente. Sei una poetessa prolifica. Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali?
“Probabilmente pubblicherò una nuova raccolta di poesie, suddivise per tematiche. Confesso un sogno nel cassetto: poiché amo molto la cucina, mi piacerebbe scrivere un libro di ricette accompagnate da poesie. Vedremo”.
Hai la possibilità, ora, di rivolgerti al Ministro della Pubblica istruzione: cosa gli diresti, in merito alla scuola italiana?
“Gli direi di restituire dignità alla scuola, ai docenti e pensare che nella scuola c’è il futuro della nostra società. Visto che si devono fare ‘tagli’ a causa della crisi economica, invece di effettuarli con la scusa di riforme da riformatorio, consiglierei di eliminare le prove INVALSI, che solo di materiale cartaceo costano una cifra. Consiglierei inoltre di potenziare l’insegnamento della musica e delle materie artistiche e di inserire il teatro come materia di insegnamento in tutti gli ordinamenti scolastici”.
MICHELE BRUCCHERI







#1 di MARIANGELA il 15 febbraio 2012
Un saggio poderoso e documentato, bello davvero da ciò che si evince dalla lettura di questa meravigliosa intervista!!!
Congratulazioni alla docente napoletana per la sua qualificata e personale esperienza e al giornalista Michele Bruccheri.
MARIANGELA
#2 di SANDRA il 15 febbraio 2012
BRAVA!!!
#3 di MARTA il 7 febbraio 2012
Con questa intervista è stata raccontata una realtà importante e delicata della nostra vita: la scuola.
E’ staat raccontata dall’interno. Con la testimonianza della docente napoletana. Brava per il tuo qualificato lavoro nel mondo della scuola. Complimenti.
Natualmente i complimenti vanno estesi anche al giornalista che in modo oculato ha posto le domande per far rispondere in modo esauriente. Grazie Daniela e grazie Michele.
Un saluto da Marta.
#4 di Sergio il 7 febbraio 2012
Complimenti davvero, davvero, davvero!!!
#5 di MARCELLA il 6 febbraio 2012
COMPLIEMNTI A MICHELE E A DANIELA PER QUESTA INTERVISTA CHE TROVO INTERESSANTISSIMA. UNA BEL SERVIZIO PER CONOSCERE IL MONDO DELLA SCUOLA.
CIAO DA MARCELLA
#6 di anna il 6 febbraio 2012
una docente motivata e preparata, daniela vellani. mi ha colpita la sua esperienza molto dettagliata e puntuale.
grazie daniela.