
Il sindaco di San Cataldo, Giuseppe Di Forti
Il sindaco ripercorre la tormentata vicenda legata allo strumento finanziario votato dagli undici consiglieri comunali d’opposizione
Un tecnico prestato alla politica. Al servizio della comunità di San Cataldo. Il sindaco Giuseppe Di Forti non ha peli sulla lingua e, dopo l’approvazione del bilancio di previsione 2011 con il voto favorevole degli undici consiglieri comunali d’opposizione e con l’astensione della minoranza di centrodestra che l’appoggia, dichiara: “L’opposizione ha fatto prevalere la cattiva politica e non lo spirito di servizio in favore della città, paralizzandola per tre mesi. I loro membri hanno fatto una colossale retromarcia a poche ore dallo scioglimento del Consiglio comunale”.
Il plenum consiliare, infatti, nel penultimo giorno utile concesso dal commissario regionale ad acta, Angelo Sajeva, ha deliberato il dispositivo finanziario; lo stesso che nei tre mesi precedenti era stato più volte rinviato alla Giunta municipale e da ultimo, nella seduta del 21 novembre 2011, addirittura bocciato. Se non fosse stato approvato, sarebbe stata dapprima sospesa e poi sciolta la massima assise cittadina. Per il sindaco, l’obiettivo degli undici consiglieri dell’opposizione-maggioranza era “ritardare l’approvazione di qualsiasi bilancio all’anno nuovo, in modo da poter dichiarare di aver approvato, da opposizione, un consentivo e non un bilancio preventivo, facendo ricadere le colpe dei disservizi nelle more generatisi sull’Amministrazione comunale”.
Di Forti gongola: “Sono il primo sindaco in grado di assicurare il buon governo della Città con un bilancio approvato dall’opposizione. Politicamente un risultato non male! Dicevano che quel bilancio fosse pieno di sprechi, addirittura falso e comunque non votabile per via del parere negativo del Collegio dei Revisori. Ebbene, si sono precipitati in seduta convocata d’urgenza revocando in autotutela il precedente deliberato con il quale era stato bocciato il bilancio e votando favorevolmente quello schema tanto contestato. Un fatto mai successo nei precedenti 150 anni di storia locale. Se poi consideriamo che, avendo la maggioranza, non hanno potuto effettuare alcun taglio di spesa, evidentemente gli sprechi di cui sono stato accusato non esistono”.
Per il sindaco, e l’esito di questa vicenda gli dà ampiamente ragione, il bilancio era ineccepibile. Lo definisce un “capolavoro” perché in pareggio nonostante vi fosse stato un consistente taglio dei trasferimenti pari a circa 850 mila euro intervenuto tra luglio e ottobre. A dire di Giuseppe Di Forti, “lo scorso 31 agosto si è consumato un grave atto di illegittimità e disamore per la Città. Gli undici consiglieri comunali, disattendendo la normativa in materia di bilancio, hanno votato un emenda-mento non compensativo che ha ridotto di 180 mila euro le entrate senza individuare i corrispondenti tagli di spesa, squilibrando così il bilancio”. Ma per questo il sindaco, inflessibile, ha immediatamente “congelato” 180 mila euro di servizi, avviato ricorso al Tar per l’annullamento del deliberato e riproposto al Consiglio comunale lo stesso bilancio che alla fine è stato approvato. Dopo una breve pausa, riprende e dichiara alla nitroglicerina: “Hanno fatto uno sgarbo alla Città. Si sono dimostrati irresponsabili e cinici. Per tre mesi hanno bloccato tutti i servizi compreso i contributi alle famiglie disagiate. Prendo le distanze da questo modo di fare politica molto lontano dallo spirito di servizio che dovrebbe animare i rappresentanti del popolo e chi amministra la cosa pubblica. Evidentemente per loro la politica è un teatrino dove impunemente si può fare tutto e il contrario di tutto a spese del cittadino. E’ ovvio che oggi hanno perso la credibilità ma rimane un fatto grave: hanno delegittimato il ruolo dell’opposizione”. Per la cronaca, quattro anni addietro la coalizione che sostiene Di Forti contava tredici seggi contro i nove di oggi. Il sindaco non fa una piega e afferma: “Considero deprecabile il cambio di casacca in corsa perché fra i tanti motivi certamente sussistenti non ve ne è uno tanto nobile da giustificare il tradimento dell’elettorato”.
“L’astensione dei nove consiglieri comunali che mi sostengono – prosegue il sindaco Giuseppe Di Forti – non va letto come atto di sfiducia nei confronti dell’Amministrazione comunale, ma come un gesto di coerenza in difesa dei meno abbienti. Non poteva essere votato un bilancio inutilmente depredato di 180 mila euro e privato della possibilità di rimborsare gli abbonamenti scolastici alle famiglie degli alunni pendolari”.
Quasi a voler dare solennità, si rivolge proprio ai nove consiglieri comunali che lo appoggiano: “Ringrazio pertanto Raimondo Fasciana, Rosario Galletti, Filippo Torregrossa, Giovanni Anzalone, Arcangelo Calà, Silvio Capillo, Angelo Taci, Salvatore Tumminelli e Alessandro Pagano”.
Dulcis in fundo, sollecitato dal cronista sulla sua ricandidatura a sindaco, conclude: “Ringrazio l’onorevole Alessandro Pagano che ha chiesto la mia ricandidatura. Scioglierò la riserva certamente dopo l’Epifania”.
MICHELE BRUCCHERI







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