Intervista al noto comico romano che si è esibito a Serradifalco.

Pippo Franco e Michele Bruccheri
Con il pubblico pagante, in alcuni momenti dello spettacolo a Serradifalco, si mostra ruvido e burbero. Con il giornalista, credetemi, sfoggia invece una simpatia contagiosa. È disponibile, gentile, allegro. Pippo Franco, 67 anni, comico romano, si era adirato per i reiterati tentativi, da parte della platea, di scattare fotografie, disturbandolo nella sua esibizione. Un artista, al di là di questa nota stonata e dolente, vulcanico e poliedrico, versatile e brillante. Attore della commedia erotica all’italiana, vanta un lungo elenco filmografico e una carriera intensa. Da ricordare, ultimamente, la conduzione televisiva del programma di barzellette La sai l’ultima, nonché la sua periodica attività con la compagnia del Bagaglino nei vari spettacoli trasmessi dalla Tv.
Parafrasando un vecchio adagio, lo spettacolo di stasera s’intitola L’occasione fa l’uomo ragno. Qual è la filosofia di questa kermesse teatrale così bella, profonda ed alta – che ho avuto il piacere e l’onore di assistere – presentata a Serradifalco?
“E’ un viaggio che l’uomo fa attraverso la realtà. Per realtà intendiamo dire la scoperta della realtà. Laddove la realtà di oggi non è definibile. Quindi, un viaggio nel tentativo di definire la realtà di oggi. Lo si può fare soltanto, appunto, parametrandola a quella di ieri e immaginando quale possa essere la realtà del futuro. Che è una realtà incerta. È un viaggio attraverso la nostra storia, con ironia. Per dare anche visibilità a certi argomenti. Come ad esempio, cosa è diventato oggi l’Amore o la Fede. Relativamente a quello che era prima, insomma. È il mondo che cambia, è un tentativo di afferrare la realtà in chiave ironica”.
Lei è un artista versatile e poliedrico: cantante, attore teatrale e televisivo, autore e conduttore… Insomma, è un artista davvero brillante. A quale attività si sente più legato? Come autore so che in passato ha lavorato con Magalli: è vero?
“Sì, è vero. Non ce n’è una in particolare che mi appassiona. Mi appassionano tutte allo stesso modo. Perché ciascuna è completamente diversa dall’altra. Nel senso che scrivere un libro o scrivere una sceneggiatura comporta un certo tipo d’impegno che nulla ha a che vedere con l’attore o con il cantante. Così come scrivere delle canzoni, vendere dei dischi – come mi è successo di fare – è proprio tutta un’altra attività. Così come la differenza che c’è fra la televisione, il teatro e il cinema. Sono tre modi di porgere e di lavorare completamente diversi”.
Cioè?
“Laddove il teatro è assoluta realtà, è un rapporto fisico in quelle due ore che stai sul palcoscenico. Il cinema è basato tutto sulla finzione. Ciò non toglie che sia di straordinaria forza. E la televisione è tutta quanta basata sulla verità, insomma. Sulle cose che accadono, sulle cose in diretta. Non puoi prepararti o rifarle come si fa nel cinema. Oppure prepararti come si fa nel teatro. Ciascuna di esse ha una definizione, un’identità, è un ‘modus operandi’ completamente diversa l’una dall’altra”.
Lei ha inciso, in questi anni, diverse canzoni che hanno ottenuto un discreto successo popolare. Si tratta di brani orecchiabili e popolari. A quale canzone si sente più legato e perché?
“Le posso citare qualche brano. Mi sento più legato alle canzoni… Dal punto di vista popolare una canzone che s’intitolava La puntua che nel ritornello diceva ‘il culetto è mio, / è mio e perciò / no no no / non ci sto’. Che intendo adesso rivisitare, rivedere e rileggere in termini di attualità. Un’altra si chiamava Che fico dove ho determinato questo modo di dire che ancora è in auge. Un’altra ancora è Chi chi chi co co co che è stata quella che forse ha venduto più di tutte…”.
C’è anche la famosa Mi scappa la pipì!
“Appunto. C’è Mi scappa la pipì che è diventato un bestseller della discografia”.
Facciamo un balzo in avanti. Nel 2006 lei si è candidato al Senato della Repubblica. C’era anche un importante e prestigioso appoggio politico da parte del senatore a vita Giulio Andreotti. Mi pare che lei fosse candidato per la Dc dell’Autonomia. Qual è il ricordo di questo suo passo assai significativo?
“E’ stata un’avventura molto significativa. Un’avventura che ho pensato di non ripetere. L’ho fatto, intanto, per sondare me stesso, ma per rimettermi anche in discussione. Quelle idee mi somigliavano. Per una serie di circostanze… In verità, mi è stato offerto. Ci ho pensato poco ed ho deciso di percorrerlo. È stato molto interessante perché ho capito diverse cose parecchio significative, insomma, della vita”.
Di che tipo?
“Del tipo umano, essenzialmente. Una persona con la mia posizione deve riazzerare la posizione perché la politica è veramente tutta un’altra cosa. E già questo… Non molte persone sono capaci di farlo. La mia non è stata una spinta arrivistica. È stato il voler vivere un’esperienza. Mi è stata data l’opportunità di farlo ed ho deciso di farlo, insomma. Sono contento di averlo fatto, ma non lo rifarei”.
È vero che lei avrebbe voluto presentarsi al Festival di Sanremo, ma la commissione giudicatrice ha ritenuto di “cestinare” la sua canzone?
“Sì, è vero. È successo. Abbiamo presentato una canzone molto significativa per me, però evidentemente non c’era spazio per le cose ironiche. La canzone era parecchio ironica e scherzante, voglio dire. Una canzone dove si racconta il degrado di oggi, ma in chiave ironica. Pippo Baudo ha ritenuto che non c’era spazio. Ma insomma… La mia stima per lui è sempre grande”.
Ovviamente la sua canzone ironica troverà spazio in qualche progetto musicale nel prossimo futuro, o no?
“Sono sempre giochi del destino. Non è che io ci tenga. Vivo la vita relativamente alle cose che si fanno. Quelle che non si fanno non mi lasciano nessuna inquietudine. Non mi interessa. Cioè, non faccio una cosa perché poi si debba fare. La faccio per esprimere creatività e questa canzone faceva parte di questo momento particolare della mia vita”.
L’uomo e l’artista sovente coincidono. Mi indichi il suo pregio che la commuove, ma anche il difetto che più la infastidisce? Ovviamente il riferimento è alla sfera umana e professionale!
“Pregi non ne vedo. Difetti? Molti! Adesso non so da quale parte cominciare. Forse ho qualche ansia di troppo. Però è anche una difesa. Forse, capito?, sono una persona che si preoccupa troppo, sostanzialmente. Per gli altri, non per me. E su quel ‘troppo’ c’è qualcosa che non va. Forse sono troppo affamato di spiritualità. Diciamo che l’equilibrio su questi argomenti non lo raggiungo sempre. Questi sono certamente difetti. In merito ai pregi: non credo di averne”.
Un’ultima domanda. La psicanalisi l’aiuta? Le pongo questa domanda perché mi è parso di capire, dallo spettacolo testé presentato, che vi sia uno stretto legame. Durante lo spettacolo di stasera ha sovente
chiamato in causa l’inconscio…
“Mi aiuta nella misura in cui mi aiuta la conoscenza. La psicanalisi mi aiuta. Ma anche la microbiologia. Mi aiuta la conoscenza, lo studio della storia dell’uomo. Mi aiutano tutti quei pensieri che portano avanti l’individuo: la filosofia. Insomma, mi aiuta l’esperienza della vita. E la psicanalisi è parte di questa”.
Pippo Franco è stato, nel corso della mia intervista, profondo e attento. Direi generoso nelle sue riflessioni e nelle argomentazioni. Abbiamo, dunque, incontrato un serio professionista, una persona sensibile ed arguta.
In teatro è stato protagonista di commedie di grande successo. Come ad esempio, Belli si nasce, Il naso fuori casa ed È stato un piacere, tutte scritte ed interpretate con Giancarlo Magalli.
In televisione ha condotto molte trasmissioni come quella del sabato sera intitolata 1980, abbinata alla Lotteria Italia. Ed ancora, Scacco matto assieme a Laura Troschel (all’epoca sua moglie) e Claudio Cecchetto.
A microfoni spenti parliamo ancora un po’. È l’autore di un saggio intitolato semplicemente Pensieri per vivere. Gli chiedo un commento e a menadito riporta un brano di un’intervista rilasciata tempo addietro. Descrisse il volume in questi termini: “Un libro serissimo che parla di evoluzione interiore e che suggerisce un itinerario per uscire in un certo senso da una sorta di depressione. È mutuato da diverse culture che io ho messo insieme ed è un libro che io amo molto”.
Confesso che i suoi tre-quattro interventi di stizza verso il pubblico pagante, dedito a scattare qualche innocente fotografia, mi avevano irritato e infastidito oltremodo. Soprattutto l’ultimo richiamo, un po’ pesante.
Ora ho dinanzi però una persona garbata ed umile, di grande talento. Certamente, il pubblico di Serradifalco l’ha perdonato.
Michele Bruccheri







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