Antonino Migliore, da otto anni vescovo a Coxim (Brasile), racconta la sua lunga missione e i suoi progetti: “Il 2008 è un anno di grazia”.

Clero in solenne processione per la Festa dell’Addolorata di Serradifalco
A distanza di un anno dal nostro ultimo incontro, caro vescovo, quali sono i frutti che il Signore ha donato alla comunità brasiliana di Coxim che amorevolmente serve?
“Grazie, Michele, per l’occasione che mi dai di dialogare con gli amici. Mi sento legato a voi spiritualmente. Essere missionario significa essere ponte tra due realtà. Il 2008 è un anno di grazia. Per la diocesi di Coxim e per me, personalmente. Ci sono state varie ordinazioni sacerdotali. Per un vescovo la cosa più importante è avere più collaboratori. Più sacerdoti impegnati nell’opera di evangelizzazione (…). Quest’anno ho fatto cinque ordinazioni sacerdotali. E tra poco c’è la sesta. Per me è motivo di gratitudine al Signore”.
So che c’è un fatto speciale. Di cosa si tratta, eccellenza?
“Sì, è vero. C’è un fatto speciale ed è motivo di gioia. Uno di questi cinque sacerdoti ordinati a fine giugno… Quando io sono arrivato a Sonora, allora aveva sette anni. Frequentava il progetto Speranza ‘Giuseppe Guttilla’. Faceva il chierichetto. Mi ha accompagnato sempre. Poi è entrato in seminario ed ora ho avuto la grande gioia di ordinarlo, io stesso, sacerdote. Questo giovane si chiama Aparecido dos Santos (è venuto a Serradifalco in occasione della Festa dell’Addolorata, ndr). Farà ora due anni a Roma per specializzarsi in diritto canonico”.
Da otto anni è vescovo di Coxim. Rispetto al suo insediamento cosa è cambiato?
“Prima c’era la mancanza di preti. C’era una pastorale generica. Abbiamo lavorato sul versante della pastorale vocazionale nelle parrocchie, come numero, ed anche in merito alla qualità del servizio pastorale (…). Il livello è più elevato”.
Annualmente viene in Sicilia. Cosa ha trovato a Serradifalco, nel Nisseno, nelle persone che ha incontrato?
“Socialmente vedo e sento molta lamentela. Soprattutto sul fronte economico. Dobbiamo accettare quello che il Signore ci dà. Il brasiliano mi ha insegnato ad essere positivo.
E lì è molto peggio che qui. Quello che manca qui – ed ecco l’aspetto religioso – è la speranza. Non abbiamo quest’apertura al futuro (…). Manca l’entusiasmo”.
Pur essendo vescovo di Coxim, in Brasile, è certamente espressione del clero nisseno. Della nostra diocesi. Ha incontrato, ad esempio, il vescovo Russotto? Quale messaggio rivolge al vescovo della diocesi di Caltanissetta?
“Col vescovo mi sono incontrato due volte: una, in occasione di un funerale di un prete e seconda in occasione del venticinquesimo di un altro prete. Prima di ripartire comunque c’incontreremo, una visita di cortesia. Oggettivamente, il ponte spirituale e missionario non esiste più. Parlo come diocesi. Dico questo con tristezza (…). Ricordo quello che mi disse una suora francescana: <<Lei niente deve chiedere e niente deve rifiutare e il Signore non le farà mancare nulla>>.
Ho fatto tesoro di quella frase che risale a quarant’anni fa. Non ho mai chiesto nulla, ma il Signore non mi ha fatto mancare niente. Lo ringrazio (…).”
Ma cosa chiederebbe, eccellenza?
“Io posso offrire un’occasione di crescita. Per esempio, un’iniziativa che suggerirò al vescovo: mandare i seminaristi, prima dell’ordinazione sacerdotale, per fare un’esperienza missionaria semestrale o anche di meno da noi. Per dare un’apertura ai nuovi preti. Missione è dare e ricevere (…).”
Quale messaggio rivolge ai nostri giovani?
“Stare in mezzo ai giovani. Essere più presenti ed amarli. Amandoli li aiutiamo a crescere. Ciò che possiamo fare è una goccia nell’oceano, ma è ciò che dà senso alla nostra vita (…).”
Michele Bruccheri







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