“LA MIA ESPERIENZA IN AFGHANISTAN”


SERRADIFALCO. La toccante testimonianza del caporalmaggiore Davide Aquilina.

Davide Aquilina assieme a tre bimbi afghani

Davide Aquilina assieme a tre bimbi afghani

L’esercito italiano da qualche anno dà una speranza concreta al popolo dell’ Afghanistan. Con ammirevole senso del sacrificio e con singolare professionalità. Garantisce sufficienti condizioni di salute e di alimentazione. Distribuisce meglio e razionalmente le proprie risorse per evitare le tristi statistiche annuali dei morti: per sete, fame o malattia. Un impegno quotidiano anche per far diminuire drasticamente le violenze, i crimini e le guerriglie. Una battaglia in favore della giustizia sociale.

Abbiamo incontrato un giovane alpino di Serradifalco, Davide Aquilina, 24 anni, che è stato in missione umanitaria in Afghanistan dal 7 marzo al 9 agosto dell’anno scorso. Una vibrante e toccante esperienza per tutelare la dignità offesa del popolo afghano e per garantire a tutti loro i diritti elementari negati.

“Un’esperienza che mi ha arricchito molto sul piano personale. Grazie ad essa abbiamo aiutato tante persone. Sono fiero dell’at-tività che abbiamo svolto per dare una mano concreta alla gente della zona. Conservo un ricordo bello e indimenticabile. Si conosce l’ Afghanistan – dichiara il caporalmaggiore Davide Aquilina – per via televisiva. E ovviamente la conoscenza è superficiale ed intrisa di pregiudizio. Con la nostra missione abbiamo avuto modo di vedere e conoscere, tuttavia, un popolo orgoglioso della propria storia, capace di difendere se stesso a spada tratta”.

E mentre il militare serradifalchese illustra che il popolo afghano è multietnico (tra le altre etnie, ha conosciuto quelle Pashtun, Hazara, Tagiki e Uztbeki), spiega come “oggi il popolo afgano sia più povero e debole rispetto agli anni Sessanta. C’è miseria e povertà. Ci sono malattie e problemi di ogni genere. La nostra missione è servita dal punto di vista militare per una maggiore sicurezza della popolazione civile, ma anche e soprattutto ha dato un concreto aiuto umanitario”. Elenca una gamma d’interventi che vanno dai viveri alle medicine, dalle infrastrutture viarie agli acquedotti e ai pozzi. Davide Aquilina, primo caporalmaggiore, è in attività da professionista da ben sei anni. Attualmente è impiegato nel battaglione “Susa” Compagnia Mortai a Pinerolo (Torino), presso il Terzo Reggimento Alpini della “Caserma Berardi”. “In Afghanistan – prosegue il giovane – si muore per fame e per malattie. Soprattutto bambini ed anziani. Tutto questo assume le proporzioni di una vera e propria emergenza, una grande tragedia. Noi, con il nostro intervento, abbiamo cercato di dare le più elementari risposte sul piano umano e sanitario”. Infine, il caporalmaggiore Aquilina ricorda che “il nostro impegno quotidiano è anche per onorare la memoria dei colleghi caduti in servizio. Ho un’esperienza personale legata ad un amico morto prematuramente. Si tratta del caporalmaggiore Giovanni Bruno”. I suoi occhi si fanno lucidi, umidi e pieni di commozione. Parla al cronista di questo giovane della provincia di Taranto morto all’età di 23 anni nell’estate di quattro anni addietro, allorquando era in servizio nel periodo delle prime vere elezioni democratiche che sancirono la presidenza Karzai.

L’esercito italiano, dunque, e nella fattispecie il giovane militare di Serradifalco, Davide Aquilina, con la loro lodevole iniziativa uma-nitaria in favore del popolo afghano, povero e vilipeso, hanno scacciato l’utopia ed hanno garantito, a quel popolo invece, una bella e nobile speranza di vera civiltà.

Michele Bruccheri

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